Il Prosecco

"Che Tipo Di Vino", l'aggregatore di notizie sul mondo del vino, vi parla del Prosecco.

Tutte le informazioni necessarie per conoscere il Prosecco. Eventi, degustazioni, notizie, acquisti, offerte speciali e tanto altro ancora. Naviga tra le pagine e troverai tutto quello che cerchi per soddisfare la tua "sete" enogastronomica. Troverai che tipo di Prosecco abbinare, che tipo di Prosecco regalare, che tipo di Prosecco comprare, che tipo di Prosecco degustare, etc.

Il Prosecco - "Che Tipo Di Vino", l'aggregatore di notizie sul mondo del vino, vi parla del Prosecco.

Prosecco diaries: Novembre

Fonte: Bele Casel

Novembre altro mese relativamente tranquillo.
Abbiamo dedicato molto del nostro tempo ad imbottigliare ed etichettare Asolo Prosecco  sapendo che da fine mese le nostre energie saranno spese quasi esclusivamente in vigna.
Un novembre caldo,molto caldo. Erba verde e rigogliosa, temperature quasi primaverili che ci permettono di lavorare in T-shirt  a metà novembre, mancanza di piogge nelle colline di Asolo e di neve nelle Dolomiti.

 

 

 

2 Novembre: I nostri amati Colli di Asolo. La vista dal Tempio di Possagno progettata da Antonio Canova
possagno_canova

 

3 Novembre: Un vignaiolo FIVI che organizza una degustazione di soli rifermentati in bottiglia senza usare il proprio vino é da ammirare. Bravo Giovanni Ederle

degustazione rifermentati in bottiglia

5 Novembre: @la_bastide_de_gisele:
#prosecco #vin emblématique de l’Italie dans sa version originale #ColFondo c’est à dire obtenu grâce à une fermentation spontanée en bouteille, ce qui était la tradition dans la #vénétie avant l’arrivée des cuves closes. Quelques domaines proposent à nouveau ce beau vin fruit d’une belle tradition!”

12186619_1070277263002911_6218232938765851181_o

 

6 Novembre: Famiglia. La cosa più importante

famiglia bele casel

 

7 Novembre: Frana sistemata con della BioStuoia di canapa, pali di legno dei nostri boschi e delle speciali piante chiamate Chiodi Vegetali che radicano per circa 1 metro e mezzo in profondità. Grazie a BioSoil per l’aiuto.

biosoil frana

 

11 Novembre: Nebbie e erbe da sovescio che crescono velocemente

nebbia

 

14 Novembre: “Albacore crudo paired with our Bele Casel prosecco col fondo” – “Alalunga crudo abbinato al nostro Bele Casel Prosecco ColFondo”. Grazie Sotto Restaurant!

colfondo los angeles

 

25 Novembre: Si sale a tagliare i rami di salice per legare le viti

salice potatura

 

28 Novembre: Salutiamo la vigna (di Monfumo) e ci dirigiamo al Mercato dei Vini FIVI

sole vigna

L’articolo Prosecco diaries: Novembre sembra essere il primo su Bele Casel.

[amazon list=”new_list” template=”Simple Ad Unit” random=”1″]

Cosa stappare per l’ultimo dell’anno? Due teorie diverse a confronto

Fonte: Le Mille Bolle Blog

Cincin-champagne
I grandi vini meglio non sprecarli con il botto di San Silvestro

La domanda su quale bottiglia scegliere per la rituale stappatura di San Silvestro domina già da giorni le discussioni tra gli appassionati di bollicine. Ognuno ha la propria personale soluzione e tiene gelosamente in serbo la cuvée, francese, italiana, spagnola, da sfoderare a sorpresa in base a motivazioni che tiene gelosamente segrete.

Motivi che possono essere legati ad un gusto personale, ad un particolare ad una marca o ad una cuvée, ad una tipologia, oppure a ricordi legati a quel vino che si intendono ritrovare. O semplicemente il desiderio di bere quella stessa bottiglia con una determinata persona con cui la si era bevuta anni prima.

Ognuno di questi criteri di scelta ha una propria innegabile validità – ha ragione chi sceglie Franciacorta e ne ha altrettanta chi sceglie Champagne o Trento – ha motivazioni solide sia chi opta per un Brut che per un Pas Dosé o un Rosé – ma si tratta di criteri che diventano ancora più fondati se la scelta è legata ad un abbinamento gastronomico, se la bottiglia di bollicine, soprattutto se pregiata, blasonata, costosa, verrà stappata e gustata e apprezzata in tutte le sue sfumature nel corso di un cenone. Un cenone che magari la ponga al centro dell’attenzione e faccia sì che la parte gastronomica sia studiata in base al vino scelto, per farlo brillare ancora di più di luce propria.

Completamente diversa la situazione se invece di pensare a stappare, gustare e apprezzare l’obiettivo è il botto (cosa assai differente da una normale stappatura) da count down della mezzanotte del 31 dicembre. Una prassi che quasi mai rispetta le regole di un corretto servizio e di una giusta valorizzazione del vino, ma punta ad ottenere un festoso rumore, con tanto di tappo che salta e spuma che fuoriesce copiosa dal collo della bottiglia.

punto-interrogativo-e-pensatore

Sprecare un grande vino per un’operazione del genere, che non mi permetto di biasimare e che ha una sua logica ampiamente condivisa, mi sembra completamente fuori luogo e pari ad un vero e proprio spreco. Più sensato, senza voler togliere valore ad un tipo di vino rispetto ad un altro, optare, per questo momento ludico, per “bollicine” più ordinarie, selezioni meno pregiate, di modo che la qualità non venga sacrificata passando inosservata nel momento rumoroso, caciarone, festosissimo, dell’arrivo del Nuovo Anno.

Una situazione di baldoria generale nella quale non si stanno certo lì a valutare le sfumature aromatiche, la finezza del perlage, l’armonia generale della cuvée, ma è la festa a dominare.

E poi, scusatemi, vorrete mica comportarvi, all’alba del 2016, come un neomiliardario russo che stappa magnum di Crystal per il puro piacere di farsi notare e di dimostrare che ha tanti soldi da permettersi “performances” (di dubbia eleganza e signorilità) simili?

Ad ogni modo, qualsiasi bottiglia scegliate per brindare, auguri!

[amazon list=”new_list” template=”Simple Ad Unit” random=”1″]

Franciacorta Pas Dosé 2007 Majolini

Fonte: Le Mille Bolle Blog

Franciacorta2015ExtraBrut 090

Con quale vino chiudere il 2015 di Lemillebolleblog? Quale “bollicina” scegliere per sigillare un anno di suggerimenti, discorsi, proposte, discussioni, polemiche che hanno visto questo blog cercare di dire la propria su quanto accadeva nel campo del metodo classico italiano?

Anche se il Trento Doc ha dato segni di riscossa e di riorganizzazione, ma con un numero di bottiglie prodotte che a fatica raggiunge gli otto milioni, e dall’Oltrepò Pavese sono giunti segnali di una volontà più convinta e tenace di puntare sulle bollicine prodotte con il metodo della rifermentazione in bottiglia, é chiaro a tutti che il 2015 è stato ancora l’anno in cui la ed il Franciacorta hanno rafforzato la loro leadership. Sia in termini di numero di bottiglie prodotte, che di soggetti produttivi (oltre 110) sia di visibilità e notorietà, favorite anche dalla adesione all’operazione Expo.

E Franciacorta Docg dunque sia l’ultimo vino proposto in questo 2015: un vino che scelgo perché è buono, perché lo produce una persona che stimo e reputo amica, perché la zona di produzione è considerata un’area marginale della denominazione e l’etichetta costituisce un omaggio ad un grande artista.

Il Franciacorta è il Pas Dosé millesimato, annata 2007, dell’azienda, sita ad Ome, nella zona nord est, dell’azienda di Ezio Majolini (e oggi anche di suo nipote Simone), più noto tout court come Franciacorta Aligi Sassu, perché l’etichetta rappresenta una bellissima opera, i bronzei Cavalli innamorati, del grande pittore e scultore milanese di origine sarda, che sono stati collocati nello spiazzo antistante la cantina Majolini a presidio dell’intera vallata.

Una vallata dotata di un terroir molto particolare costituito da stratificazioni di un calcare bianco di grande purezza denominato medolo in grado di conferire uno spiccato carattere minerale e ben secco ai vini qui prodotti.

I Majolini ebbero una lunga frequentazione e amicizia con Aligi Sassu e la collocazione della statua in cantina e l’etichetta che ne riproduce l’inconfondibile effigie vogliono sancire questo forte legame a partire dall’annata 1995.

Ottenuto da uve Chardonnay in purezza, provenienti da un vigneto posto nel comune di Gussago, e quindi affinato sui lieviti per 36 mesi, questo Pas Dosé anche con il millesimo 2007 si mantiene fedele al proprio stile anti-spettacolare e direi piuttosto all’insegna del riserbo, anche se in questa edizione – io ho degustato un campione con sboccatura febbraio 2015 mostra un calore e una solarità inusuali.

Colore oro antico brillante e luminoso, perlage di buona finezza ed intensità, naso sorprendentemente caldo e mediterraneo, con note di agrumi canditi, fieno, mela cotta, crosta di pane, pasticceria e crème brulée ad accompagnare le consuete note sapide minerali, bocca ancora ricca di energia e di slancio, asciutta, diretta, volitiva, con una bella continuità e un finale ben secco e asciutto, giustamente nervoso, con un retrogusto che richiama la mandorla e gli agrumi canditi.

Un ottima scelta per chiudere un anno che se ne va e salutare il nuovo che arriva…

Attenzione! Non dimenticate di leggere anche:

[amazon list=”new_list” template=”Simple Ad Unit” random=”1″]

Trento Doc Altemasi Pas Dosé 2007

Fonte: Le Mille Bolle Blog

TrentoDoc2015 080
Ormai non costituisce più una sorpresa per nessuno che ai vertici del metodo classico trentino, pardon del Trento Doc, anno dopo anno si trovino le bollicine emanazione della più potente realtà produttiva regionale, ovvero sia di Cavit (Cantina Viticoltori del Trentino) la celebre maxi cooperativa che unisce 11 cantine sociali trentine con 4500 viticoltori associati.

Sicuramente tra i più bravi, insieme ad un altro gigante (e vero leader della denominazione), le Cantine Ferrari, troviamo di anno in anno vignaioli di dimensioni ben più ridotte, che hanno una cura quasi artigianale della loro produzione, ma Cavit riesce a vincere tutti gli scetticismi grazie ad un team di tecnici, cito Andrea Faustini ad esempio, di primario valore, ad una possibilità di selezione di vigneti e uve nelle zone più vocate unica, ad uno stile di lavoro collaudato che permette tranquillamente di lasciare i vini cinque anni sui lieviti senza togliere loro nerbo e freschezza.

Sulle proprie pagine Web la cantina definisce Altemasi “la linea di eccellenza degli spumanti Cavit. Esprime tutta la meritata fama del territorio trentino come regione ad alta vocazione spumantistica, grazie alla posizione dei vigneti di collina che raggiungono quote di oltre 600 m. s.l.m”, sottolineando l’importanza delle giaciture dei vigneti e dei terroir, ed il fatto, implicito, che quando in Trentino si lavora con uve “di montagna” i risultati sono diversi.

E proprio dai “pendii dei conoidi dolomitici, la Valle dei Laghi e la Valle di Cembra ad altitudini comprese tra i 450 e i 600 metri”, provengono le uve dell’Altemasi che prediligo, il Pas Dosé millesimato, quest’anno è di scena l’annata 2007, classica cuvée formata da 60% Chardonnay e 40% Pinot nero, che, come dicevo, compie un affinamento sui lieviti di ben 60 mesi.

Non so, sulla scheda tecnica di questo dettaglio non si fa menzione, se una parte del vino fermenti o si affini (e per quale periodo) in legno. Se il legno viene utilizzato, viene usato molto bene e non fa avvertire la propria presenza.

Di certo questo Trento Doc Pas Dosé 2007 fornisce una magnifica dimostrazione di come si possa realizzare un prodotto complesso e ben strutturato senza condizionare in alcun modo la piacevolezza e la facilità di beva. Cosa che non sempre, anche in Trentino, accade.

A me questo Trento Doc è piaciuto da ogni punto di vista, per la bella intensità di colore, paglierino oro brillante, per il perlage fine e continuo, il naso incisivo e ben secco, con sfumature di alloro e cioccolato bianco, di ananas e pompelmo con un tocco di erbe aromatiche. E poi per la bocca ampia e molto cremosa, con un bel nerbo incisivo e una bella freschezza, un gusto diretto, minerale, salato, nervoso, con coda lunga e ben tesa e persistenza lunga e grande armonia in ogni componente.

Attenzione! Non dimenticate di leggere anche:

[amazon list=”new_list” template=”Simple Ad Unit” random=”1″]

Asolo Prosecco Extra Brut su SeriousEats

Fonte: Bele Casel

E’ un enorme piacere per noi vedere che Maryse Chevriere, scrittrice specializzata di vino, ha incluso il nostro Extra Brut tra i migliori Prosecchi da bere per questo capodanno su SeriousEats.

Ma ci fa ancora più piacere leggere quello che ha scritto a proposito del Prosecco DOCG in generale.

“Non tutti i Prosecchi sono fatti allo stesso modo” scrive. I migliori “sono fatti da vignaioli e piccole aziende familiari che producono e selezionano a mano le uve migliori”.

Un modo “per identificare il miglior Prosecco è prestare attenzione a queste due note in etichetta: Conegliano-Valdobbiadene o Asolo. Sono i nomi delle due zone DOCG dove il Prosecco viene prodotto, entrambe esigono standard di produzione e controllo qualità più alti rispetto alla meno assiduamente controllata DOC.”

Amen!

Purtroppo, c’è ancora molta confusione nel mercato americano riguardo alla differenza tra Prosecco DOCG e DOC.

In generale, non è necessariamente vero che la DOCG sia meglio della DOC. Ma nel caso del Prosecco, la produzione della DOCG avviene esclusivamente in vigneti di collina, mentre per la DOC in pianura.

La collina dà qualità più alta grazie all’altitudine e l’esposizione. Ma l’elevata qualità deriva anche dal fatto che le vigne della denominazione che sono molto pendenti, devono essere lavorate a mano.

Ed è grandioso vedere un’esperta di vino come lei scriverne a proposito.

Ecco quello che ha scritto del nostro Extra Brut:

“Questo Prosecco Asolo ha il classico profumo di pesca-albicocca, ma è più delicato di molti, si sente la frutta fresca invece del profumo di caramelle gommose dolci…semplicemente succoso e fruttato, ha una spuma frizzante e brillante – ma non aggressiva – mela verde aspra. E’ perfetto per un bicchiere di benvenuto, specialmente quando è servito con un piatto di crostini al formaggio di capra.”

Qui l’articolo completo.

Buon anno nuovo!

L’articolo Asolo Prosecco Extra Brut su SeriousEats sembra essere il primo su Bele Casel.

[amazon list=”new_list” template=”Simple Ad Unit” random=”1″]

Champagne Brut millésime 2007 Blanc de Noirs Roger Coulon

Fonte: Le Mille Bolle Blog

CoulonBlancdeNoirs 002
Chiudere e archiviare questo 2015 che in molti non ricorderanno come il più bello e indimenticabile degli anni con un grande Champagne, per la serie bevo (bene) per dimenticare, e cerco di cominciare l’anno con un signor vino, può essere una soluzione da tenere in considerazione.

Se siete d’accordo con l’idea, mi piace consigliarvi un ottimo Champagne di una piccola Maison (circa 100 mila la bottiglie prodotte) che ha sede a Vrigny nella Montagne de Reims, e si chiama Roger Coulon e vede fortunatamente le sue cuvées importate e distribuite in Italia da Umberto Cosmo patron e genius ex machina di Bellenda distribuzione.

Ho già scritto diverse volte, negli anni, dei vini di questa famiglia di vignerons, di récoltants-manipulants, da 8 generazioni, che vede oggi impegnati in prima persona Isabelle e Eric Coulon, Président des Vignerons de Vrigny, perché qualsiasi loro creazione assaggi vengo conquistato dalla personalità, dall’armonia, dalla varietà di sfaccettature, da una capacità rara di abbinare complessità ad armonia ed equilibrio, piacevolezza e immediatezza di questi vini, dove spesso recita un ruolo importante, lo ha persino nel Brut Grande Tradition, il Pinot Meunier.

I Coulon sono proprietari di dieci ettari di vigneto di proprietà ripartiti su 5 villaggi e su un centinaio di parcelles, la stragrande maggioranza delle quali classificate Premier Cru. E i loro Champagne, oltre che in Francia ed Italia sono venduti in Paesi come Regno Unito, Germania, Belgio, Svizzera, Giappone, Stati Uniti.

Lo Champagne che vi propongo per salutare il 2016 é un vino cui i Coulon tengono molto, il Brut Blanc de Noirs, una cuvée paritaria formata da 50% Pinot nero e 50% Pinot Meunier, di cui quest’ultimo proveniente dalla parcella denominata Les Linguets piantata nel 1953 su piede franco e posta su suolo sabbioso. E l’annata proposta, con sboccatura molto recente, settembre 2015, è il 2007, caratterizzato da un’estate calda e da una vendemmia molto regolare. Le uve provengono dai due villaggi di Vrigny e di Coulomnes la montagne. Uno Champagne che non ha compiuto fermentazione malolattica né filtrazioni e il cui dosaggio è molto ridotto, 4 grammi zucchero.

I Coulon amano definire questo Champagne Blanc de Noirs “un assemblage de vérité, un assemblaggio verità, un’elaborazione naturale senza lieviti selezionati né fermentazione malolattica, né chiarifica o filtrazione. Così il vino può sprigionare tutta la sua ricchezza aromatica e la tipicità del terroir.

CoulonBlancdeNoirs 003

Si viene colpiti già dal colore del vino un paglierino oro antico che s’impone nel bicchiere caldo e denso, e dal perlage finissimo e di grande vivacità.

Impressione, cromatica, che precede quella aromatica, con note di frutti di bosco, frutta secca appena tostata, ananas, lievi sfumature di burro e di pasticceria, accenni di miele, fieno e fiori di montagna a comporre un insieme denso, variegato, ma di notevole freschezza.

L’attacco in bocca è ben secco, diretto, largo e pieno, e prosegue con bella tessitura, spalla larga e salda, notevole profondità e lunghezza, facilità ed estrema piacevolezza di beva, con una perfetta armonia e continuità tra naso e bocca.

E bravi Isabelle et Roger!

Attenzione! Non dimenticate di leggere anche:

[amazon list=”new_list” template=”Simple Ad Unit” random=”1″]

Franciacorta Pas Dosé Cuvée Zero Vigneti Cenci La Boscaiola

Fonte: Le Mille Bolle Blog

Franciacorta2015ExtraBrut 050
E’ innegabile che nella storia della Tenuta La Boscaiola di Cologne Bresciano un ruolo fondamentale l’abbia esercitato la figura, straordinaria e indimenticabile, del fondatore. Quella bella tempra di alpino fino all’ultimo di Nelson Cenci, ex ufficiale reduce dalla ritirata di Russia, co-protagonista nel primo famoso libro di Mario Rigoni Stern, “Il sergente sulla neve”, che nel 1960 acquistò in quella terra che avrebbe poi raggiunto universale notorietà come Franciacorta una cascina del 1600 ristrutturandola e poi mettendo a dimora nuovi vigneti nello spazio che gli lasciava libero il proprio impegno di primario ospedaliero e docente di otorinolaringoiatria a Varese.

Per anni la Boscaiola, anche quando la produzione vinicola aveva raggiunto una propria dignità e serietà e credibilità da parte degli altri vignaioli della zona, è stata soprattutto il buon retiro di quella speciale figura di alpino dalla memoria lucidissima e dalla grande capacità affabulatoria che amava raccontare, scrivendo e verbalmente, quello di cui era stato testimone e protagonista, perché la lezione della storia non inducesse a ripetere gli stessi errori.

E quando ci si recava in visita alla cantina e alle vigne era giustissimo che uno spazio di rilievo nella visita l’avesse un incontro con Nelson Cenci e l’ascolto di quegli insegnamenti di vita che avesse piacere di trasmettere, inframezzati a discorsi sul vino, perché anche se non nato vignaiolo il piacere di produrre vino, e di farlo buono gli era entrato nel sangue.

Dal settembre 2012, il grande alpino ci ha lasciato ed è volato in cielo all’onorevolissima età di 93 anni a raccontare anche lassù l’epopea tragica della ritirata di Russia, e la conduzione dell’azienda è passata alle due figlie Giuliana e Maria Grazia.

Questo era già nei fatti da anni, perché ovviamente Cenci era un po’ il nume tutelare della Boscaiola, un simbolo positivo e un modello umano di riferimento.

Venuto a mancare il pater familias, oggi la Boscaiola è ovviamente diventata un po’ meno la tenuta del grande alpino, e più l’azienda delle due figlie, che conducono e ottengono il meglio dai sei ettari vitati che hanno in quel luogo a sua volta speciale che è il Monte Orfano, che per chi non lo sapesse è il più antico affioramento della pianura padana e presenta una particolare geologia, il cosiddetto “conglomerato” di natura litorale, con molti elementi ciottolosi grossolani, di un’età geologica più antica del resto della Franciacorta, da 26 a 5 milioni di anni. E ha un particolare microclima, con temperature massime e minime più alte, un’esposizione massima al sole e una presenza calcarea spiccata. E un’epoca di maturazione anticipata, tutte cose che si traducono in una personalità dei vini che è del tutto peculiare.

Oggi, se posso dirlo senza mancare assolutamente di rispetto al grande Oscar Cenci, si respira un’aria nuova alla Boscaiola: sono state rinnovate le etichette, su cui si legge la dicitura Vigneti Cenci (cosa che non appare sul sito Internet), e tutti i vini sembrano avere una marcia in più, sembrano aver raggiunto una sorta di rinnovata trasparenza e limpidezza, una definizione più netta.

E’ il caso, ad esempio, del Franciacorta Pas Dosé Cuvée Zero, mix di Chardonnay e Pinot bianco che in un campione con oltre un anno di sboccatura definirei colore paglierino brillante luminoso, naso molto agrumato, con sfumature di ananas, pesca bianca, noce, frutta secca non tostata, nocciola, bocca nervosa, viva, incisiva, di bella energia non molto ampia ma precisa, croccante, salata, con una persistenza lunga e viva e grande piacevolezza.

Azienda agricola La Boscaiola Vigneti Cenci
Via Madonna della Pace 18
25033 Cologne Bresciano
Tel. 0307156386
e-mail infowine@laboscaiola.com
sito Internet http://www.laboscaiola.com/

Attenzione! Non dimenticate di leggere anche:

 

 

[amazon list=”new_list” template=”Simple Ad Unit” random=”1″]