Il Prosecco

"Che Tipo Di Vino", l'aggregatore di notizie sul mondo del vino, vi parla del Prosecco.

Tutte le informazioni necessarie per conoscere il Prosecco. Eventi, degustazioni, notizie, acquisti, offerte speciali e tanto altro ancora. Naviga tra le pagine e troverai tutto quello che cerchi per soddisfare la tua "sete" enogastronomica. Troverai che tipo di Prosecco abbinare, che tipo di Prosecco regalare, che tipo di Prosecco comprare, che tipo di Prosecco degustare, etc.

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L’estasi innocente della sensuale mortadella

Fonte: DesignWine


Ricordate il rito della merenda? Era il momento che spezzava la giornata dalle fatiche quotidiane. Il rito della merenda era indissolubilmente legato alla mortadella che si alternava a pane, burro e zucchero. Quando si era ragazzini, infatti, era  un momento aspettato con ansia, un modo per non pensare alle responsabilità scolastiche. Si trattava di un momento di un’infantile fuga dalla realtà, per abbandonarsi a qualcosa di istintivo stimolato dal profumo sensuale di questo insaccato. Ancora oggi addentare pane e mortadella riporta all’innocente estasi del passato. La mortadella è considerata un salume “sano” che fa bene al corpo e alla mente. Il suo profumo rilassa e seduce e le qualità nutritive sono conosciute ai più. Cento grammi di mortadella hanno calorie inferiori di un piatto di pasta e, calcolando che il contenuto proteico e lipidico sazia in maggior misura rispetto altri prodotti alimentari, aiuta perfino a tenere sotto controllo la fame. Come tutte le cose, è bene non esagerare ma se capita non sentitivi in colpa perché il colesterolo contenuto è basso, pari a quello delle carni bianche. E se avete mancanza di vitamine del gruppo B, nella mortadella ne troverete qualcuna. Se in passato è stata un po’ screditata da qualche nutrizionista, oggi, gli stessi, la consigliano anche a chi fa attività fisica.

La mortadella è un prodotto antico, già i romani della “vecchia” Roma la conoscevano e la producevano secondo criteri specifici. Allora si utilizzava il mortaio per impastare le carni e “batterle” con sale e spezie. Lo stesso mortaio, in latino “murtatum”, da cui il nome deriva e che già allora era simbolo, pseudo etichetta, di alcune produzioni artigianali. Attenzione alla scelta di questo salume. Prediligete i tagli più grandi perché la cottura è più uniforme e regolare e, soprattutto, contiene più materia. Deve avere un colore rosa con evidente marezzatura dei bianchi lardelli di grasso. I salumi si valutano anche al tatto e, nel caso della mortadella, la superficie deve dare una sensazione vellutata. Il profumo è fragrante, un aromatico delicato ricco di sfumature speziate. Al palato tenderà a sciogliersi e sarà, “sotto i denti”, compatta ma senza dare la sensazione di masticare una gomma.  Attenzione a ciò che comprate e leggete bene le etichette. Fidatevi dei prodotti a marchio garantito e soprattutto affidatevi alle gastronomie dove troverete consigli utili e mirati. Alcune di loro sono dei veri e propri laboratori di ricerca gastronomica spinti da vera passione. Solitamente la mortadella è fatta con carni di seconda scelta e grasso proveniente dalla gola dell’animale secondo specifica lavorazione che comprende anche l’aggiunta di spezie naturali. Tutto ciò non toglie l’uso di ritagli d’inferiore qualità e di “aromi”. Di solito la troviamo confezionata nelle tipiche forme cilindriche, ma ci sono anche tipologie di mortadella insaccate nella cotenna e cucite a mano. Le carni usate in queste lavorazioni artigianali seguono una scelta più attenta della materia usata e di solito sono più magre e digeribili. Particolare, quest’ultimo, cui pochi consumatori sono attenti.

Le merende di oggi sono sterili e poco qualificanti per la salute. I giovani oggi “si fanno” uno snack costruito con conservanti e aromi. Barrette senza senso e prive di storia, caloriche e con profumi e sapori omologati. Nulla a che vedere con i fragranti panini alla mortadella, di tempi meno recenti, contenuti nei sacchetti di carta che denunciavano il profumato contenuto, attraverso le chiazze di unto che a volte si scorgevano. Gustarsela era una gioia. Il gusto… di una sana abitudine.

Se amate pane e mortadella per una completa merenda e dar senso a un “rito antico” meglio avvicinare un bel calice di vino. Ideale per la mortadella un rosato, un rosso è troppo impegnativo per questo insaccato a meno che non sia beverino. Ma un rosato, o uno spumante rosato, di solito non intralcia il profumo della mortadella ma lo supporta piacevolmente.

L’ambiente nel bicchiere, ovvero il caso Franciacorta Dibattito alla Dispensa Pani e Vini

Fonte: Le Mille Bolle Blog

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Interessantissima occasione di dibattito e discussione martedì 28 maggio presso il ristorante Dispensa Pani e Vini di Torbiato di Adro nel cuore della zona vinicola bresciana della Franciacorta.
Con il titolo stuzzicante di “L’ambiente nel bicchiere, ovvero il caso Franciacorta” si terrà un “Libero ragionamento sulle tematiche ambientali e di salubrità nella produzione del vino”.
A ragionare saranno Fabio Giavedoni curatore della guida Slow Wine e Pierluigi Donna Agronomo e responsabile del progetto Ita.Ca.
Alla discussione farà seguito una degustazione cieca ed una cena in cui lo Chef Vittorio Fusari
proporrà la sua personale proposta di abbinamento per i vini Franciacorta.

La scaletta della serata è la seguente: Ore 19.00: Dibattito, aperto a tutti
Ore 19.45: Degustazione cieca di 4 Franciacorta 15 Euro
Ore 20.30: Cena 55 Euro (45 euro per i soci Slow Food)
Degustazione + Cena 60 Euro (50 euro per i soci Slow Food).

Per informazioni e prenotazioni:
Dispensa Pani e Vini e-mail enoteca@dispensafranciacorta.com
sito Internet www.dispensafranciacorta.com
tel 030 7450757

La Bele Casel sulle guide del vino

Fonte: Bele Casel

 

In quasi 40 anni di attività non abbiamo mai spedito i nostri vini alle guide, solo slow wine ha assaggiato la nostra produzione dopo essere venuti in visita all’azienda.

Qualche settimana fa il nostro consorzio  ha inviato una mail chiedendo a tutti noi di inviare i campioni tutti assieme per far conoscere il territorio anche ai degustatori. Dentro la mia testa è cambiato qualcosa ed ho cominciato a chiedermi se non fosse giusto provare questa nuova avventura in nome del mio (nostro) amato territorio.

In questi giorni partiranno le bottiglie per:

Gambero Rosso

Espresso

Slow Wine

Vini Buoni d’Italia

Incrociamo le dita.

 

Immagine da amicidivino.com

Festival Franciacorta lunedì 27 maggio a Milano

Fonte: Le Mille Bolle Blog

festivalFranciacortaMilano2013

Ecco il programma del Festival Franciacorta che si svolgerà lunedì 27 maggio a Milano dalle 16 alle 21.

Dopo il successo dello scorso anno, Milano torna ad essere protagonista tra le tappe del Festival Franciacorta, l’appuntamento itinerante alla scoperta del vino prodotto col metodo della rifermentazione in bottiglia riconosciuto come uno dei più prestigiosi ambasciatori del miglior Made in Italy.

Lunedì 27 maggio, i Chiostri del Museo della Scienza e della Tecnologia saranno la prestigiosa location dove il Franciacorta si presenterà al pubblico di appassionati ed esperti della capitale meneghina: banchi d’assaggio, seminari e 37 produttori, insieme ai migliori Sommelier AIS della Lombardia, accoglieranno dalle 16.00 alle 21.00 appassionati di vino e curiosi per degustazioni di Brut, Extra Brut, Satèn, Rosé, Pas Dosé, Riserva. In questa edizione sarà possibile degustare anche i vini fermi della Franciacorta: Curtefranca Doc Bianco, Curtefranca Doc Rosso, Igt Sebino per avere così un panorama completo sulle produzioni vitivinicole della zona.

Franciacorta fa tappa a Milano con il suo vino e i suoi produttori con l’auspicio di portare un pizzico di primavera, che in questi giorni si fa desiderare – dichiara Maurizio Zanella, presidente Consorzio Franciacorta. Un’intera serata di degustazioni ed eventi per conoscere meglio le tipologie di Franciacorta e brindare insieme ai numerosi appassionati che interverranno. Milano è il cuore pulsante per le novità e le tendenze di stile e ‘buon gusto’, riferimento per i trendsetter nazionali ed esteri. L’obiettivo, attraverso il nostro vino, è suscitare in loro e in tutto il pubblico di amici del Franciacorta, emozioni capaci di entusiasmarli e coinvolgerli nell’unione di passioni che esprimiamo”. 

Da non perdere anche gli appuntamenti della settimana dal 20 al 26 maggio Aspettando il Festival: oltre 50 locali della città, tra enoteche, wine bar e ristoranti di Milano, organizzano ogni sera happy hour con Franciacorta.

Festival Franciacorta a Milano – 27 maggio

Chiostri del Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”

Via San Vittore 21 Milano (Linea M2 – fermata Sant’Ambrogio)

Apertura al pubblico dalle 17.00 alle 21.00 – Ingresso: 15 euro (Soci Ais, Fisar, Onav e Slow Food € 10)

Apertura alla stampa e agli operatori, con ingresso gratuito, dalle 16.00 alle 21.00

Info: www.franciacorta.net 

Durante il Festival, due seminari di approfondimento: 

Ore 17.15 – FRANCIACORTA, ELEGANZA IN ROSA

Seminario dedicato al Franciacorta Rosé nelle sue declinazioni guidata da un sommelier professionista AIS. Posti limitati, per prenotazioni: eventi@franciacorta.net 

Ore 18.30 – IL FRANCIACORTA IN CUCINA: L’ARTE DELL’ABBINAMENTO

Franciacorta Satèn e Pas Dosé abbinati ai sapori del territorio interpretati dallo Chef Vittorio Fusari del Ristorante ‘Dispensa Pani e Vini’ di Torbiato Di Adro (BS). Posti limitati, per prenotazioni: eventi@franciacorta.net

37 cantine presenti: Antica Fratta, Azienda Agricola Fratelli Berlucchi, Barone Pizzini, Bellavista, Berlucchi Guido, Bersi Serlini, Biondelli, Borgo la Gallinaccia, Bosio, Cantina Chiara Ziliani, Ca’ del Bosco, Castello Bonomi, Castello di Gussago La Santissima, Contadi Castaldi, CorteBianca, Derbusco Cives, Ferghettina, Fratus Bio, Gatti Enrico, il Mosnel, La Montina, Lantieri de Paratico, Le Marchesine, Lo Sparviere, Marzaghe, Mirabella, Montenisa, Monte Rossa, Ricci Curbastro, Riva di Franciacorta, Solive, Sullali, Uberti, Vezzoli Giuseppe, Vezzoli Ugo, Villa Crespia – Muratori, Villa Franciacorta.

Il Festival Franciacorta nei prossimi mesi farà tappa in Versilia (Marina di Pietrasanta) il 29 giugno, nelle cantine della Franciacorta il 28-29 settembre, a Torino il 14 ottobre e a Roma il 18 novembre.

Happy Hour con Franciacorta dal 20 al 26 maggio 2013 a Milano

Anadima Bistrot, Via Pavia, 10 Milano Tel. 02 8321981

Asian Bar, Via Ravizza angolo Via Raffaello Sanzio, Milano, Tel. 02-4693206

Basara Milano, Via Tortona, 12 20144 Milano, Tel. 02 83241025

Bar F.lli Monico S.n.c., Fraz. Caviaga, Via Gas, 10 20070 Cavenago D’Adda (LO), Tel. 0371 487418

Bevex S.n.c., Via Cimitero, 13 20012 Cuggiono (MI), Tel. 02 974308

Biesseri Ristorante Biologico, via De Amicis, 45 Milano, Tel. 02 36699215

Cantina della Vetra, Via Pio IV, 3 angolo P.zza Vetra 20123, Milano, Tel. 02 8940 3843

Cor.Ma S.n.c., Via Ugo Foscolo, 16 20864 Agrate Brianza (MI),Tel. 338 7008426

Dal S.n.c., Via Marchionni 3, 20161 Milano, Tel. 333 2364095

Distribuzione Grandi Marche-Dgn S.n.c. , Via E. Mattei 2, 20058 Villasanta (MB ), Tel. 039 2325120

Drogheria Raddizani, V.le Piave, 20 20129 Milano, Tel. 02 76023119

El Barchet (Osteria Cavour), Via Cavour, 4 20010 Boffalora Ticino (MI), Tel. 02 9754911

El Bristot di Milano, Via Monza, 13 20125 Milano, Tel. 02 6826749

El Vinatt Renè, Via Tolstoi, 49 20146 Milano, Tel. 02 471226

Enoteca Cotti, Via Solferino, 42 20121 Milano, Tel. 02 29001096

Enoteca Guerini, Via Euleterio Pagliano, 1 20149 Milano, Tel. 02 48005312

Enobar Caffè Bonazzi, Via Piero della Francesca, 20 20154 Milano, Tel. 02 3315791

Enoteca Letteraria, P.zza Aldo Moro, 2 20021 Bollate (MI), Tel. 02 39565612

Enoteca Maggiolini, Via Novara, 19 20010 Bareggio (MI), Tel. 02 9013034

Enoteca Vago Carlo e Bruno S.n.c., Via S. Lorenzo, 28/30 20020 Lazzate (MI), Tel. 02 96320112

Enoteca n’Ombra de Vin, Via San Marco, Milano, Tel. 02 6599650

Gaboardi Pogliani S.r.l., V.le Premuda, 34 20129 Milano, Tel. 02 76003321

Il Baretto al Baglioni, Via Stelvio, 41 20159 Milano Tel. 02 781255

Il Cinghiale Rosso, Via Monte Grappa 6/A Milano Tel. 392 9323917

La Cantina del Giannone, Via San Pietro all’Orto, 22 20100 Milano, Tel. 0233614334

La Baita del Formaggio, Via Italia, 42 20090, Cesano Boscone (MI), Tel. 02 4817892

La Bottega del Vino, P.zza Lega Lombardia, 1 20154 Milano, Tel. 02 34593030

La Cantina di Franco, Via Raffaello Sanzio, 16 20149 Milano, Tel. 02 43980348

La Coloniale S.n.c., C.so Genova, 19/20 20123 Milano, Tel. 02 58102346

La Salumeria del Vino, Via Cadore 30 Milano Tel. 02 55184931

La Salumeria del Vino, Via Sanzio 4 Milano, Tel. 02 36534945

La Terrazza Visconti, Via Palestro, 2 20121, Milano, Tel. 02 76028316

Langosteria 10, Via Bergognone , 27 20144 Milano, Tel. 02 58111649

Le Bollicine, C.so Porta Nuova, 52 20121 Milano, Tel.. 02 6598213

18/28 Pesce S.a.s., Via Muratori 28, 20135 Milano, Tel. 338 7107384

Pandeus Bretzel S.r.L, Via Tadino, 15 20100 Milano, Tel. 02 29528016

Ricerca Vini , Via Vincenzo Monti, 33 20123 Milano, Tel. 02 4331 9160

Ristorante Giannino, Via Vittor Pisani, 6 20124 Milano, Tel. 02 66986998

Ristorante da Palmiro, Via del Riale, 12-16 20015 Parabiago (MI),Tel. 0331 552024

Ristorante “La Scaletta”, P. le della Stazione di Porta Genova, 3 20123 Milano, Tel. 02 43986316

Ristorante Pizzeria l’Isola del Tesoro, Via L. da Viadana, 2 20122 Milano, Tel. 02 58307003

Ristorante Ratanà, Via de Castilla, 28 20121 Milano, Tel. 02 87128855

Trattoria Toti, Via Matteotti, 35 20067 PAULLO (MI), Tel. 02 9064614

Vino al Vino , Via Spontini, 11 Milano, Tel. 02 4693206

Wine Bar Enoteca Al di la del Vino, Via G. Silvia, 43 20149, Milano, Tel. 02 43986394

Bar Caffè Nilo, Via Rossellini 8 Ang. Via Pola, 20124 Milano, Tel. 02 680960

Martedì 21 maggio ore 20.30

Ristorante Il Liberty, V.le Monte Grappa, 6 20124 Milano, Tel. 02/29011439

Wine Bar Boscovich Bakery, Via Boscovich, 31 20124 Milano, Tel. 02 6700746

Mercoledì 22 maggio ore 20.30

Osteria al 9, Via Thaon de Revel 9, 20159 Milano, Telefono 02 66825162

Wine Bar Enotaca Al di la del Vino, Via G. Silvia, 43 20149, Milano, Tel. 02 43986394

Giovedì 23 maggio ore 20.30

Ristorante Acanto, Hotel Principe di Savoia, P.zza Repubblica, 17 20124 Milano, Tel. 02 62302026

Bibouq Enoteca Winebar, Via Fauchè, 35 20154, Milano, Tel. 02 89074990

Venerdì 24 maggio

Ristorante la Dolce Vita, Via Bergamini, 11 20122 Milano, Tel. 02 58303843

Dal 22 al 25 Maggio dalle 19.00 alle 21.00

El Beverin, Via Brera 29, 20121 Milano, Tel. 02 863277

Sabato 25 Maggio

My Kitchen Experience , via Quadrio, 25 Milano

Lunedì 27 Maggio 2013 ore 20:30

Pescheria da Claudio, Via Cusani, 1 Milano Tel. 02 805 6857

Extra Brut 2007 Deltetto: un appello al neo presidente dell’Alta Langa Docg Giulio Bava

Fonte: Le Mille Bolle Blog

DeltettoExtraBrut

Innanzitutto la notizia. Giulio Bava è stato eletto presidente del Consorzio Alta Langa Docg per il triennio 2013/2015 nel corso dell’assemblea generale del 6 maggio scorso. Bava enologo, già presidente dell’Assoenologi Piemonte e Val d’Aosta, è titolare con la famiglia della centenaria Giulio Cocchi produttrice di “spumanti” da 122 anni e tra i fondatori del Consorzio Alta Langa.
Giulio Bava, che ho la fortuna di conoscere, come i suoi fratelli, da anni, sono sicuro che farà compiere a questo piccolo Consorzio che rappresenta una realtà produttiva piccola ma di grande interesse un salto di qualità. Perché è intelligente, è sveglio, perché capisce bene che così continuando, mantenendo questa impostazione iniziale, voluta da un gruppo di industriali spumantieri (Gancia, Fontanafredda, Martini & Rossi, Bosca Tosti, Banfi Piemonte e per certi versi Enrico Serafino) rispettabili finché si vuole ma pur sempre industriali non si può andare lontano.
E che se anche i Giulio Cocchi, i Valter Bera, gli Ettore Germano, ovvero le punte di diamante qualitative della denominazione (lo posso dire avendo degustato lo scorso ottobre tutti i vini ospite della Locanda Gancia) offrono un’immagine importante e blasonata della denominazione questa non riesce a prendere quota, perché per molti l’Alta Langa è una denominazione “industriale”. Ancora più industriale di quanto appaia, agli occhi dei soliti eno-snob con la puzzetta sotto il naso, la Franciacorta dei “tondinari” bresà
Che fare allora (oltre a convincere i vari “industriali” a migliorare la qualità, non sempre impeccabile, dei loro Alta Langa)? Io direi che urgerebbe mettere rapidamente mettere mano ad una revisione del disciplinare di produzione della denominazione, che attualmente, come potete leggere qui. All’articolo due, base ampelografica, il disciplinare recita: “vigneti aventi nell’ambito aziendale la seguente composizione ampelografica: vitigni Pinot nero e/o Chardonnay dal 90 al 100%. Per il complessivo rimanente 10% possono concorrere alla produzione di detti vini, le uve provenienti dai vitigni non aromatici la cui coltivazione è autorizzata in Piemonte”.
Bene, visto che siamo in Alta Langa e che l’uva singolo della Langa, Alta o Bassa che sia, è il Nebbiolo, mi sembra sia ora di modificare il disciplinare e di consentire, cosa che diversi produttori stanno facendo con validi risultati, agendo ovviamente al di fuori della denominazione Alta Langa, di produrre Alta Langa anche ricorrendo al Nebbiolo. In purezza o in cuvée con Chardonnay e Pinot nero.
E poi all’amico neo presidente Giulio Bava voglio dire che già che c’è potrebbe farsi promotore di una revisione del disciplinare anche per quanto riguarda l’articolo tre relativo alla “zona di produzione delle uve”. Questa esigenza mi è apparsa di un’evidenza solare lunedì della scorsa settimana, mentre mi trovavo ad Alba per gli assaggi (molto impegnativi) delle nuove annate di Barbaresco, Roero e Barolo, trovandomi a cena in quell’ottimo ristorante che è il Centro a Priocca.
Al mio tavolo ho avuto la fortuna di trovarmi un vecchio amico, Antonio Deltetto, che non accontentandosi più di produrre ottimi Arneis del Roero e Roero, Barbera d’Alba, Langhe Nebbiolo e addirittura Barolo, si è fatto prendere dall’uzzolo di produrre “bollicine” metodo classico.
Lo ha fatto non solo accontentandosi di stare al di fuori del solco, attuale, dell’Alta Langa, con un Rosé (buono ma da perfezionare a mio avviso) dove il Nebbiolo è paritario con il Pinot nero, ma con un Brut e un Extra Brut riserva che ampelograficamente parlando sono totalmente in regola con il disciplinare altolanghetto, visto che sono cuvée di Pinot nero e Chardonnay. Eppure, stramannaggia, per l’attuale disciplinare non posso fregiarsi della Docg in etichetta, perché i due paesi dove sono situati i vigneti, Castellinaldo e Canale d’Alba, che sono comuni dall’antica vocazione enoica, non compaiono nell’elenco, peraltro vastissimo, dei comuni in provincia di Alessandria, Asti e Cuneo, autorizzati a produrre Alta Langa. Contando sulla sensibilità, sull’intelligenza e sul pragmatismo pieno di buon senso di Giulio Bava, cui non sfuggirà certo che consentendo ad altre aziende che producono validi metodo classico base Nebbiolo o in comuni non facenti parte dell’attuale zona di produzione di entrare nell’Alta Langa Docg la denominazione e la comunicazione della denominazione ne trarrebbero vantaggio, voglio segnalare a lui e ai lettori di questo blog quanto mi sia piaciuto l’Extra Brut riserva 2007 di Deltetto, 48 mesi sui lieviti, due terzi di Pinot nero e un terzo di Chardonnay, che mi sono gustato in versione magnum (sboccatura gennaio 2012), abbinato ad un antipasto con asparagi e acciughe e ai tajarin alle verdure, al Centro.
Perdonate la foto, di fortuna, presa con lo smartphone durante la cena (rallegrata anche dalla presenza degli amici Giovanna e Italo di Cascina delle Rose e dei loro ottimi Barbaresco) e gli appunti scarni ed essenziali. Quello che conta è la verità di questo modo classico prodotto da un’azienda storica, fondata nel 1953 da Carlo Deltetto e dal 1977, quando era fresco di diploma alla scuola enologica di Alba, condotta dal figlio Antonio, che diede nuovo impulso alla sperimentazione in cantina e allo sviluppo delle tecniche di gestione nei vigneti di proprietà, sempre nel rispetto della tradizione.
Un Extra Brut realizzato con Pinot Nero posto nel comune di Castellinaldo e Canale (nord, 240-260m s.l.m.) e Chardonnay posto nel comune di Canale (nord-ovest, 260m s.l.m.), anno d’impianto dello Chardonnay 1995 e 1998 per il Pinot nero. Fermentazione dei mosti in barriques usate (8-10 anni) e dosaggio degli zuccheri mantenuto volutamente molto basso. Bello il colore, un paglierino brillante di grande intensità, nel bicchiere e fine e continuo il perlage.
Quello che mi è piaciuto, convincendomi di trovarmi di fronte ad un ottimo Alta Langa, seppure per ora solo in fieri, superiore a svariati attuali Alta Langa con tutti i crismi di fronte alla burocrazia, è il naso ben secco, deciso, di gran carattere, profumato di nocciola e mandorla non tostata, di agrumi e fiori bianchi, un naso di grande intensità, pulizia ed eleganza. E a tanto naso ha fatto seguito una bocca parimenti convincente, ben secca e asciutta, decisa, di salda costruzione, bel dinamismo e sviluppo, di grande ricchezza di sapore, una bollicina croccante per un gusto largo e pieno, eppure fresco e di gran nerbo salato. Augurandomi di poterlo presto salutare come Alta Langa alzo il calice a questo ottimo “champenois” piemontese.

Nebbiolo, amato da molti ma “voluto” da una donna

Fonte: DesignWine


Nebbiolo, padre di grandi vini, uno dei vitigni a noi più invidiati per la capacità di generare prodotti di grandi emozioni. Il successo di questo vitigno, però, non è stato immediato. Fino al 1800 circa il nebbiolo dava origine a vini dolciastri vittima delle basse temperature che interrompevano la fermentazione. Nonostante tutto però, già allora, quest’uva era circondata da sacra considerazione ed era decantata da poeti, locandieri e dall’immancabile Plinio il Vecchio, sempre presente nelle faccende vinose dell’impero Romano. Se tutti sono d’accordo sulla grandezza del vino, meno sono quelli che concordano sull’origine del nome del vitigno. È opinione diffusa che il riferimento sia alle nebbie che avvolgono i vigneti nel periodo di vendemmia. Altri, invece, pensano che il nome derivi dall’eccesso di pruina, sostanza cerosa che ricopre gli acini, e che gli dà l’aspetto biancastro simile alla bruma autunnale. L’originalità di questo vitigno non è solo data dalla produzione di vini meravigliosi, uno tra tutti il Barolo, ma anche per essere legato al territorio piemontese talmente tanto da non dare risultati soddisfacenti fuori dal suo comprensorio d’origine. È così che i terreni marnosi e calcarei di Barolo, Barbaresco e Alba gli donano complessità ed elegante equilibrio, mentre, i terreni in zona Roero, a prevalenza sabbiosa, regalano morbidezza e femminilità.

La svolta nella vita del nebbiolo la porta una donna. Nella metà del 1800, infatti, la Marchesa Giulietta Faletti di Barolo stanca del vino rosso stucchevole decise di chiamare Louis Oudart per fargli dare un’occhiatina alle sue cantine. L’enologo si trovava in Piemonte perché chiamato da Camillo Benso di Cavour ma di fronte al fascino della marchesa non resistette e cominciò una serie di studi e confronti delle produzioni dell’epoca. Le sue conclusioni gli diedero modo di argomentare soluzioni che convinsero non solo Giulietta Faletti ma anche il conte di Cavour e il Re Vittorio Emanuele che ristrutturò una sua tenuta per la produzione di questo nettare. Da lì in poi la storia vuole che il nebbiolo si conosca, si apprezzi e si ami in tutto il mondo.

Questo vino è fonte di dissidi interni tra le due scuole di pensiero che vedono il nebbiolo diviso tra la botte grande e la barrique. I puristi affermano che il vero nebbiolo è quello fatto secondo tradizione che significa lunghe macerazioni e quattro anni di maturazioni in botti grandi di rovere di Slavonia o in fusti di castagno.  Il pensiero moderno pretende un vino affinato velocemente in botti di rovere francese in modo che diventi meno ruvido e più immediato nell’espressione. Il nebbiolo possiede nomi diversi in base alle zone d’origine. Così potrete sentirlo chiamare “spanna”, “chiavennasca” o “picoutener” a seconda se sarete nelle zone del Gattinara, della Valtellina o in Valle d’Aosta. Zone dove il nebbiolo si trova a suo agio e regala splendide sensazioni. Se capita non trascurate i vini da vitigno nebbiolo provenienti da queste aree. Non temete però perché a parte le piccole differenze territoriali e la mano dell’uomo che lo vinifica con un bicchiere di nebbiolo di qual si voglia zona mai resterete delusi.

Scopri le nostre selezioni di vini Barolo e Barbaresco su Vinitaly Wine Club

Franciacorta Villa, 10 annate di Satèn Brut millesimati. by Wilma Zanaglio

Fonte: Le Mille Bolle Blog

ScrittaVillaVigneti

Il satin è un tessuto, fine, lucido, uniforme, morbido e carezzevole al tatto, il suo materiale d’elezione è la seta, quando nel 1995 nasce la denominazione Docg Franciacorta con la parola Satèn – un neologismo – viene definita una categoria di vini che raggiungono una pressione atmosferica in bottiglia più bassa in virtù di una quantità di zuccheri nel tirage minore rispetto a Brut, Extra Brut e Non Dosati.
Certamente chi scelse questo nome si ispirò alle caratteristiche del satin, l’obiettivo era di comunicare un’idea di elegante raffinata femminea docilità. E ancora, assieme fascino e malìa, Satèn suggerisce vestiti da sera  indumenti creati per il diretto contatto con la pelle e sensuali prove di piacere tattile! E’ perfetto, obiettivo raggiunto! Pensate se l’avessero chiamato Raso (la traduzione italiana di satin), sarebbe sembrata una rozza esortazione a riempire il bicchiere fino all’orlo… addio femminea e sensuale eleganza, addio setosa e sexy varietà di Franciacorta…
D’altronde, per conto mio, tutto quello che c’era da dire sulle differenze  tra la lingua francese e la nostra l’ha già fatto alcuni anni fa Fiorello quando imitava Carlà …se non ve lo ricordate riguardatelo! http://www.youtube.com/watch?v=d7vO5EIO1cA. Noi abbiamo esportato pizza pasta spaghetti accontentiamoci, ma rassegniamoci anche al fatto che il benchmark sulla terminologia champagnosa sia francese… almeno sulle tipologie!

Questa digressione è per introdurre l’evento che il 13 di Maggio l’azienda Villa di Monticelli Brusati ha tenuto per amici clienti e giornalisti: una degustazione verticale del loro Brut Satèn Millesimato, 10 annate dal 1996 al 2009.

I Satèn di Villa sono Chardonnay al 100%, millesimati come tutti i loro Franciacorta, prima della sboccatura passano dai 30 ai 32 mesi sui lieviti,  e dal 1995 ad oggi sono passati da una produzione di 7000 bottiglie a 69000 bottiglie in questa tipologia e oggi rappresentano un quarto della loro intera produzione di vini Franciacorta.

Pur non essendo donna da Satèn, Extrabrut o Non Dosati sono solitamente i miei preferiti meglio ancora se Blancs de Noir- quando Franco mi ha proposto di intervenire a questo incontro sono stata molto contenta di questa possibilità, una verticale imperniata su questo prodotto è un’ottima occasione per ridefinire il confine tra gusto personale e qualità e inoltre se un’azienda come Villa propone una verticale con argomento Satèn è chiaro che sarà una sorpresa. Ecco la batteria degli assaggi:

SatènSecchGhiaccio

Franciacorta Villa Satèn Brut 2009:

inizio vendemmia 17 agosto, sboccatura marzo 2013; non è ancora in vendita, lo sarà tra qualche mese.

Ottima annata equilibrata, uve sane e con buone acidità.

Oro trasparente e brillante con un perlage finissimo e persistente, olfatto giovanissimo e pure caldo ricco frutti tropicali fiori e miele, la bocca è docile e cremosa con una persistenza acida interessante e la co2 regge il gusto e la tensione sapida. Un prodotto ancora in fasce che nella sua ingenua gioventù deve ancora completare il proprio carattere, per ora anticipa in intensità olfattiva e carnosa dolcezza la ricchezza da venire.

Franciacorta Villa Satèn Brut 2008

inizio vendemmia 26 agosto, sboccatura ottobre 2011 (19 mesi).

Verde e trasparente la tonalità del colore, il perlage sempre fine e continuo, meno generoso e più freddo del precedente e nella scelta dei descrittori dobbiamo andare  verso delicate e fresche sensazioni di frutti appena colti, mela pera e erbe aromatiche. Anche questo è ancora troppo giovane per mostrare i tratti definitivi che mi immagino andranno, in questo caso, verso  una minerale e sapida morbidezza.

Franciacorta Villa Satèn Brut 2007

inizio vendemmia 8 agosto, sboccatura novembre 2010 (30 mesi ).

Vendemmia calda con buone acidità e scarsa produzione.

Paglierino caldo e brillante il colore, bellissimo e fine lo sviluppo delle bollicine.

Vanigliato ampio e maturo l’olfatto arricchito da note di frutti tropicali e miele d’acacia, l’acidità è viva e regge bene la ricca e liscia trama del satin; polposo, se si parlasse di un tessuto si direbbe effetto mano-pesca, l’evoluzione sta andando verso un’ equilibrata maturità. Cominciamo ad intuire le possibilità di complessità di questi vini. Questo è bello, adulto, sicuro, generoso.

SatènVilla

Franciacorta Villa Satèn Brut 2006

inizio vendemmia 23 agosto, sboccatura ottobre 2009 (43 mesi).

Il 2006 è una vendemmia che io amo molto, ha dato vini con un’ ottima bilanciatura acida, eleganti, fini, controllati, una ricchezza gusto olfattiva che non perde mai la sua incisiva espressività, vini orientati verso un’acida e leggiadra complessità.

E anche questo vino è così: colore e olfatto pieno, docile eppure attraversato da una vibrante vena fresca e tesa. Vaniglia e distillato di pera tra i riconoscimenti più evidenti, ma anche fiori acacia e nocciola. Perlage impeccabile. Molto bello. persistente succoso, e la spuma regge benissimo il gioco dell’acidità che si allunga

Franciacorta Villa Satèn Brut 2005

inizio vendemmia 2 settembre, sboccatura ottobre 2008, (55 mesi )

Annata  buona ma non eccelle nel mio bicchiere, inizia minerale e leggermente chiuso, il perlage è meno ricco del solito, ma potrebbe essere la bottiglia. Ognuna di loro è un individuo che inizia a crescere dal tirage in poi. Non c’è amaro non c’è ossidazione, e queste sensazioni mature di caramello e di distillato rum brandy sono interessanti e assai amabili.

Franciacorta Villa Satèn Brut 2004

inizio vendemmia 1 settembre, sboccatura ottobre 2008 (67 mesi).

Altra annata che mi fa battere il cuore il 2004 e anche in questo caso si conferma al primo posto nella mia classifica personale.

Colore oro saturo con una vena di verde accesa, perlage intatto, olfatto vivo sapido complesso maturo, ricco di personalità e fascino.

La bocca ripete la scaletta di espressiva altalena tra morbidezza e riequilibrio acido. Veramente notevole per carattere e intensità, la maturazione è al culmine e in perfetta forma.

Franciacorta Villa Satèn Brut 2003

inizio vendemmia 13 agosto (!), sboccatura febbraio 2007 (75 mesi ).

Del 2003 si è già detto tutto… la canicule -direbbero i francesi- si è impadronita di maturazioni e profumi dominandoli.

La complessità è il parametro più compromesso in questo campione la dolcezza del distillato comanda i profumi limitandone l’ampiezza, fiori appassiti e macerati nel cognac è il descrittore, la bocca non manca di vivacità e il perlage è ancora in forma, ma ritorna la persistenza morbida con insistenza e vince su tutto.

Franciacorta Villa Satèn Brut 2002

inizio vendemmia 24 agosto, sboccatura ottobre 2005 (91 mesi )

Fiumi di pioggia e inchiostro sull’andamento stagionale del 2002!

Colore dorato e vivo, olfatto chiuso e poco disponibile, lo aspetto ma ad un certo punto mi sembra affiori una certa tapposità o comunque una netta e totalizzante riottosità olfattiva, che peggiora con il tempo che passa. Chiedo d’assaggiare un campione da un’altra bottiglia: inizialmente anch’esso è molto chiuso ma si pulisce  velocemente mostrando stoffa espressiva di distillato e crema, in bocca la materia è viva e mantiene una trama matura ed evoluta e una piacevolezza che perdere tensione. Interessante, molto. Una piccola annata riesce a mantenere un fascino integro e un perlage finissimo e succoso.

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Franciacorta Villa Satèn Brut 2001

inizio vendemmia 1 settembre, sboccatura ottobre 2008 (103 mesi)

Una annata bella solitamente equilibrata, longeva e di fascino.

Il colore ha una sua bella tonalità forse solo leggermente spento, il naso coglie una iniziale espressione di gomma, è giustamente chiuso, ma si apre velocemente in una delicata minerale e mielata dolcezza floreale, la bocca non è priva di acidità e forse è il perlage un poco smarrito che non riesce a supportare a sufficienza la salivazione. Un vino segnato dal processo evolutivo mostrando i primi sintomi di ossidazione ma che sicuramente è partito da un’ottima materia prima.

Franciacorta Villa Satèn Brut 1996

inizio vendemmia 9 settembre, sboccatura ottobre 1999 (163 mesi).

1996 è stata una vendemmia che ci ha dato vini con una bella bilanciatura zuccheri acidità. Simile al 2006.

Colore intenso caldo maturo, olfatto chiuso, evoluto. Bocca ancora con un certo nervo ma la piacevolezza generale non è più disponibile. Interessante per capire la bellezza passata e la possibilità di tenuta di questa tipologia.

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L’incontro si è chiuso con una stupenda sorpresa, un vino servito alla cieca

il colore è brillante, il perlage vivo sottilissimo persistente l’olfatto è fresco, verde erbe aromatiche finocchio e anice molto leggibili e poi frutti, una nota balsamica, pepata accende il bello, complesso, giovane, succoso profilo; in bocca, sapido fresco veramente in ottima forma e contemporaneamente godibile! Quando ci dicono che è un 2001 dégorgiato nel 2006, sono sorpresa… 50 mesi sui lieviti… Complimenti! Che bello riuscire a toccare con mano il potere della sboccatura sulla vita evolutiva di un metodo classico!

Grazie a Villa per l’ospitalità perfetta, per una giornata così ben organizzata e per la bella esperienza che colloca il Satèn nel suo giusto ambito: non vino da donne come troppo spesso il luogo comune lo vuole collocare, ma piuttosto direi vino COME le donne: fascinoso, carezzevole e assai resistente!

Wilma Zanaglio