Il Prosecco

"Che Tipo Di Vino", l'aggregatore di notizie sul mondo del vino, vi parla del Prosecco.

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Champagne Brut 2002 Assemblage Bruno Paillard

Fonte: Le Mille Bolle Blog

Lo confesso, ho un assoluto debole per gli Champagne di questa Maison creata nel 1981 da Bruno Paillard, classe 1953 e una lunga esperienza in materia di vigne e terroir champenoise, maturata in una famiglia di courtier.
Una Maison la cui produzione é contenuta in sole 500.000 bottiglie, 75% delle quali esportate in 30 Paesi, ma bottiglie (importate e distribuite in Italia da Cuzziol) tutte di assoluta qualità, curate in ogni dettaglio, in grado di regalare autentiche emozioni a tutti gli appassionati dei vini della storica zona francese. Ho già scritto diverse volte, come potete facilmente verificare qui, degli Champagne di questa azienda di Reims che dispone di 30 ettari di proprietà e acquista uve da circa altri 60 e torno oggi a farlo in occasione dell’uscita, recentissima (tanto che la scheda tecnica del vino non compare ancora sul sito Internet aziendale né sulla pagina dell’importatore italiano) del Brut millesimato 2002 Assemblage.
Da Paillard i millesimati vengono proposti solo nelle annate completamente riuscite (dopo il 1999 non ci sono state le annate 2000 e 2001) e con una cuvée di uve che cambia anno dopo anno. A caratterizzare poi il vino l’etichetta, sempre elegante e raffinatissima, affidata ogni volta ad un nuovo artista.
Per il 2002 la scelta è caduta sull’artista francese Louis Cane, che ispirandosi a Claude Monet e alle sue celeberrime Ninfee ha dato vita ad un’etichetta di grande effetto e leggerezza, con delicate macchie di colore che evocano la finezza, lo charme di questo Champagne ed il suo calibrato assemblage con prima pigiatura di uve provenienti da otto grands crus e premiers crus della Marne.
Un millesimato composto da un 42% di Chardonnay, un 47% di Pinot Nero e un 11% di Pinot Meunier, che ha riposato ben nove anni sui lieviti nelle cantine per raggiungere “un equilibrio giusto e gourmand  tra aromi di mandorla, frutta fresca e note speziate”.
La scheda tecnica relativa al millesimo, parla di un 2002 “anno relativamente asciutto con un 15% di pioggia in meno rispetto alla media. Inoltre è stato un anno caldo con, paradossalmente, un’estate temperata dal calore costante che ha permesso all’uva di maturare senza scatti.
Il settembre 2002 è stato un mese caldo durante la giornata e freddo la notte. Questa escursione termica aiuta la maturità e la buona salute dei grappoli. La vendemmia è inizia a Oger l’11 settembre ed è finita a Mailly il 22. Il raccolto non è stato abbondante ma ha offerto delle uve concentrate e aromatiche. La debole acidità malica regala molta freschezza anche dopo la malolattica. Freschezza e maturità permettevano già di intravvedere una grande annata”. Come tutti gli Champagne Bruno Paillard anche questo 2002 Assemblage, di cui ho degustato un esemplare con dégorgement del luglio 2011, presenta un basso dosaggio di zuccheri (5 grammi per litro) come è giusto che sia per un vino indicato non solo come aperitivo, ma anche da tutto pasto, in abbinamento ad una vasta gamma di piatti a base di pesce e di verdure, ma anche a preparazioni più speziate e saporite.
Ecco le mie note di degustazione: giallo paglierino piuttosto luminoso con leggeri riflessi dorati, perlage fine e continuo, grande brillantezza nel bicchiere. Bouquet molto fresco, fragrante, aperto, di bella espressività e pulizia, con frutta bianca in evidenza, fiori bianchi, accenni di agrumi, che poi aprono progressivamente a note di frutta secca non tostata (mandorla e nocciola), ricordi di frutta tropicale, miele d’acacia, sfumature di cioccolato bianco, fichi secchi, a costituire un insieme vivo e di notevole ampiezza.
L’attacco in bocca è ben secco ma senza eccessi, fresco, scattante, ben croccante, acidità perfettamente calibrata, grande energia e dinamismo, bella continuità, una sensazione di grande giovinezza del vino, con sapidità affilata senza essere mai aggressiva, notevole mineralità, una piacevolissima vena agrumata.
Una piacevolezza assoluta, una delicatezza, uno charme, con bollicine che accarezzano letteralmente il palato e lo stuzzicano delicatamente, e una persistenza molto lunga e ben tesa, che rende vibrante ogni sorso. Uno Champagne già straordinario ora, con ulteriore possibilità di evoluzione, come accade sempre con tutti le creazioni di Bruno Paillard, in bottiglia.
Una bottiglia perfetta per ogni occasione speciale e per regalarsi l’emozione di un capolavoro.

Champagne Brut Fleur de Champagne Premier Cru Duval Leroy

Fonte: Le Mille Bolle Blog

Buone notizie per gli appassionati di Champagne: non é sempre necessario svenarsi per aggiudicarsi una buona bottiglia e godersela (ovviamente in compagnia).
Ci sono fior di bottiglie, proposte anche da Maison di dimensioni considerevoli, che pur non avendo la pretesa di essere delle cuvées de prestige o di proporsi come vini pensati per “épater le dégustateur”, assolvono alla funzione primaria di farsi bere benissimo e possono essere acquistate ad un prezzo non di molto superiore a talune celebrate cuvée metodo classico prodotte in Italia.
Uno di questi Champagne, che ho bevuto di recente e che potete acquistare on line sul sito Internet Vendita Champagne a 29 euro, è il Fleur de Champagne Premier Cru della Maison Duval-Leroy di Vertus nella Côte des Blancs.
Un’azienda che oggi ha raggiunto numeri importanti, visto che produce qualcosa come 5-6 milioni di bottiglie, ed è una delle non moltissime ad essere rimasta totalmente proprietà familiare, senza essere stata rilevata da altri gruppi.
Azienda che nasce nel 1859, grazie a due famiglie di négociant che decidono di unirsi, e che rimane di dimensioni medie sino ad una ventina di anni orsono, quando i casi della vita portano nel 1991 la donna che tuttora oggi è al comando, Carol Duval-Leroy, ad occuparsi dell’azienda in seguito alla scomparsa del marito.
Come in vari altri casi nella storia della Champagne l’arrivo di una donna al timone porta la Maison a svilupparsi, con “una volontà di miglioramento costante e di sviluppo durevole individuale e collettivo”, con l’obiettivo di offrire ai clienti “Champagne de plairis, d’authenticité et d’exception”.
Oggi l’azienda conta su 200 ettari di proprietà, che coprono un terzo delle necessità della casa. Fondamentale il ruolo avuto da Carol Duval-Leroy, ma va ricordata e sottolineata l’importanza di una scelta fatta ottant’anni prima da un suo predecessore, Raymond Duval-Leroy, che nel 1911, all’epoca dell’ufficializzazione della classificazione dei crus, per rendere omaggio ai predecessori decise di creare un vino speciale e fu il primo ad elaborare uno Champagne Premier Cru, utilizzando le uve Chardonnay e Pinot noir selezionate esclusivamente nei villaggi classificati Grand Cru e Premier Cru della Grande Vallée de la Marne, della Montagne de Reims et della Côte des Blancs.
E poiché nella prima degustazione di questa particolare cuvée così ottenuta Raymond Duval-Leroy colse un particolare aroma di fiori bianchi che gli ricordava i profumi delle vigne in fioritura in giugno, ecco nascere per questa cuvée il nome Fleur de Vigne.
Nella cuvée, ancora oggi, è prevalente, con percentuali variabili dal 65 all’80 per cento lo Chardonnay (cosa ovvia visto che ci troviamo a Vertus, 560 ettari di vigna nel cuore della Côte des Blancs) mentre il Pinot nero è minoritario, anche se mantiene un ruolo importante nella composizione del vino.
Presentati per sommi capi Maison e storia del vino ecco la degustazione del mio campione, che, come molti Champagne non riportava in retroetichetta la data del dégorgement.
Colore paglierino brillante oro, molto luminoso, perlage molto fine e sottile di buona intensità, si propone con un naso ben secco e deciso abbastanza intenso ed elegante, con note di frutta secca in evidenza, nocciola più che mandorla, cioccolato bianco, frutta esotica più essiccata che fresca, fiori gialli, un accenno di miele d’acacia, di agrumi e crosta di pane, a comporre un insieme ben equilibrato e piacevole, molto diretto.
L’attacco in bocca è altrettanto vivo e perentorio, con una bolla ben croccante e un gusto asciutto ma senza eccessi, un bell’equilibrio tra la componente fruttata, giustamente matura, e l’acidità che è precisa e bilanciata.
Uno Champagne che ha nella freschezza, in una bella sapidità petrosa, in una nitida vena citrina, di buon nerbo, il proprio forte, con un carattere più da Extra Brut che da Brut, che si ammorbidisce e arrotonda, passando dal primo assaggio, concepito come aperitivo e preliminare (alla dolcezza e a molte altre cose piacevoli, che come lo Champagne, si apprezzano in due…), ad un secondo assaggio a tavola.
Quando il Fleur de Vigne, forse alla luce della tranquillità sopravvenuta, appare più suadente, più largo e meno verticale, con una bella chiusura viva su note di mandorle e miele e un lieve accenno agrumato.

Champagne gastronomico, da pesca e da crostacei, che trova abbinamento d’elezione, come suggerisce facendo venire l’acquolina in bocca la Maison Duval-Leroy, ad un carpaccio di scampi e ananas.

Champagne Brut Rosé H. Goutorbe

Fonte: Le Mille Bolle Blog

Mi capita a volte, romantico, idealista (a Milano direbbero un po’ “pirla”) come sono di sognare un mondo del vino italiano positivamente contagiato da quello che, almeno secondo per me (che per di più mi dichiaro tradizionalista), è il mondo del vino ideale, quello francese.
Meritocratico e anti-egualitario come sono sogno un mondo dove volendo realizzare una classificazione dei vini e dei vigneti, si adotti l’esempio storico del classement di Bordeaux del 1855, o meglio ancora la classification dei crus di Champagne.
In Italia invece, quando la zona vinicola più vicina allo spirito transalpino e borgognone, vicinanza scandita a suon di sorì e vignaioli, decide di fare una classificazione (per le vigne di Barbaresco e Barolo) finisce per l’inventarsi le menzioni geografiche aggiuntive con una classificazione orizzontale e anti-meritocratica (si veda qui) che mette scandalosamente sullo stesso piano cru e vigneti storici e vigneti dalla dubbia vocazione…
Ma torniamo alla classificazione dei cru di Champagne realizzata con un sistema rigidamente gerarchico che ha classificato i 318 comuni produttori di Champagne: il prezzo di mercato dell’uva prodotta in ogni villaggio (fondato sulla qualità dell’uva).
Un sistema che prevede tre denominazioni di “crus”: i “Grands Crus”, i “Premier Crus” ed i Champagne senza “cru”. Solo l’uva con punteggio di 100/100 (cioé la perfezione) viene qualificata come Grand Cru.
Le uve con punteggio da 99 a 90/100 sono qualificate Premier Cru, con Grand Cru e Premier Cru uniche definizioni riportate in etichetta.
Mi chiedo se vivrò abbastanza per vedere qualcosa del genere realizzato in Franciacorta o in Trentino (in Oltrepò Pavese lo escluderei proprio..). Nell’attesa che si realizzi questa beata utopia, mi consolo stappando qualche bottiglia di Champagne classificati Grands Crus e Premiers Crus, i primi vengono da 17 comuni su 318 (5%), 4.000 ettari su 30.000 (13%), i secondi vengono invece da 44 comuni su 318 (13%), 5.000 ettari su 30.000 (17%), e fantasticando ripetendomi come in un mantra nomi magici come Ambonnay, Avize, Aÿ, Beaumont-sur-Vesle, Bouzy, Chouilly, Cramant, Louvois, Mailly-Champagne, Le Mesnil-sur-Oger, Oger, Oiry, Puisieulx, Sillery, Tours-sur-Marne, Verzenay, Verzy.
E da Aÿ, Grand Cru di Champagne, uno dei più grandi villages di questa mitica AOC, località dove dal 6 all’8 luglio si svolgerà l’Aÿ Champagne Festival, e dove hanno sede celebri Maison come Bollinger, Deutz & Gelderman, Gosset and Ayala, arriva uno dei più buoni, anzi eccellenti, Champagne Rosé che abbia bevuto negli ultimi tempi, prodotto da una piccola Maison, una “entreprise familiale” che nasce a seguito di una lunga attività precedente prima di responsabili dei vigneti presso Perrier-Jouët, quindi di vivaisti, anzi di “pépiniériste viticole” fondatore delle Pépinières Viticoles Goutorbe.
La Maison, i cui vini sono fortunatamente distribuiti in Italia da Sarzi Amadè, si chiama Henri Goutorbe, creata da Henry producendo dapprima solo 4000 bottiglie e progressivamente di più, soprattutto alla fine della seconda guerra mondiale, e poi proseguita dal 1970 da René Goutorbe e dai suoi figli Elisabeth et Etienne.
Oggi la produzione, da una ventina di ettari, dove è nettamente prevalente il Pinot noir, non raggiunge le duecentomila bottiglie. E difatti, a parte il Blanc de Blanc Pinot noir è protagonista nelle diverse Cuvée, Tradition, Prestige, Cuvée Millesimé, con percentuali che vanno dal 70 al 75%.
La vinificazione viene fatta, parcella per parcella, in acciaio e senza ricorrere alla malolattica ed i vini sono prodotti senza alcuna fretta, con un affinamento mai inferiore ai tre anni sui lieviti, badando ad esaltare al massimo le caratteristiche dei terroir di cui dispongono, ed il carattere e la presenza forte del Pinot noir.
Questo Champagne Brut Rosé non millesimato Grand Cru Ay, con una quota del 75% di Pinot noir (di cui 12 % AY ROUGE) e 25 % di Chardonnay, mi è piaciuto tantissimo per la sua assoluta piacevolezza, per la capacità di far capire chiaramente cosa sia un Rosé Grand Cru, espressione di un Pinot noir d’eccellenza. Prezzo in enoteca tra i 45 ed i 50 euro.

Colore rosa pallido, melograno, fragolina di bosco, bellissima presa di spuma, perlage finissimo che si dispone a nuvole con grande vivacità nel bicchiere, davvero uno spettacolo da vedersi, si propone con un naso ricco, intensamente espressivo, di splendida succosità, con note di piccoli frutti, lampone e ribes soprattutto, di agrumi (pompelmo rosa e arancia rossa), una vena di mandorla e un accenno floreale, di grande pienezza, fragranza, assolutamente elegante e di grande presa.
Ancora meglio la bocca, ovviamente ben strutturata, di grande ampiezza, salda struttura, piena soddisfazione, con una bolla ben croccante, viva e salata, una grande freschezza e un perfetto equilibrio, con soavità e suadenza sul palato, dove il vino si dispone largo, succoso, di lunga persistenza, con una ben calibrata vinosità e un nitido ritorno, in retrogusto, delle note agrumate.
Un Rosé perfetto in abbinamento a crostacei, ma ottimo anche su un roast beef, uno di quei vini che non ti stancheresti, ancor più se bevuti in piacevole compagnia, di gustare, sorso dopo sorso.
Chapeau, Monsieur Goutorbe!

Champagne Goutorbe
9bis, rue Jeanson
51160 AY-CHAMPAGNE
Tél. + 33 (0)3.26.55.21.70
Fax + 33 (0)3 26 54 85 11
E-mail info@champagne-henri-goutorbe.com
Sito Internet http://www.champagne-henri-goutorbe.com/default.asp

Champagne Brut Millesimé 2004 Mumm

Fonte: Le Mille Bolle Blog

Mi sono avvicinato con grande curiosità e con grandi aspettative a questo Champagne millesimato.
L’ho fatto per il grande nome e la notorietà universale della Maison e perché si trattava del 55esimo millesimato prodotto dalla Mumm in due secoli di storia e tradizione. Due secoli circa, o meglio 185 anni, “di ricerca costante dell’eccellenza e rigoroso rispetto della tradizione” tesa a raggiungere “solo il meglio”, come amava dire il fondatore Georges Hermann Mumm. Un grande conoscitore del marketing ante litteram, visto che già nel 1875 decise di rivestire ogni bottiglia con il prezioso Cordon Rouge, il nastro rosso della Legione d’Onore, il più alto riconoscimento francese creato da Napoleone I, come a sancire un simbolo, anche visivo, d’eccellenza.
Tutti gli elementi fanno di Mumm una casa importante. Il fatto che i vigneti aziendali, 220 ettari, siano classificati al 98% nella scala dei cru, situati principalmente tra gli 8 grand cru più rinomati tra le terre della Champagne: Aÿ, Bouzy, Ambonnay, Verzy, Verzenay, Avize, Cramant e Mailly – Champagne.
E poi una costante attenzione posta, sin dalla sua fondazione, allo studio e all’innovazione tecnologica, con la creazione, già nel 1870, di un laboratorio di ricerca per ampliare le conoscenze sulla vinificazione e sviluppare un savoir faire solido all’insegna di uno stile raffinato, senza esibizione ed eccessi, rispettoso delle tradizioni e qualità del suo terroir.
Un millesimato figlio di un anno, il 2004, che come racconta dettagliatamente la Maison, è stato “caratterizzato da un clima asciutto con temperature sopra la media. Una stagione invernale che ha visto l’alternarsi di periodi di siccità a gelate, mentre la primavera, piuttosto calda ma poco soleggiata, è stata seguita da un mese di giugno particolarmente piovoso con picchi di grandine.
Dopo l’alternarsi di un luglio secco e di un agosto molto umido, il mese di settembre è stato caratterizzato da temperature leggermente superiori alla media e da una piovosità inferiore alla norma che ha permesso all’uva di maturare in modo eccellente.
Lo straordinario stato delle uve, favorito dal particolare clima dell’annata, ha generato grappoli di 160 gr in media, con il 9,8 % d’alcool, un’acidità totale di 7,3 g/l e un pH di 3,08”.
Condizioni ottimali dunque per esprimere un prodotto straordinario, il Pinot Noir proveniente dalle Montagne di Reims a costituire la maggioranza dell’assemblaggio (70 %) e donare potenza e ricchezza, completato e impreziosito dall’eleganza dello Chardonnay (30 %), che fornisce al Millésime 2004 tutta la finezza dei cru d’Avize e di Cramant.
In sintesi il carattere potente ed intenso del Pinot Noir delle Montagne de Reims e la finezza dello Chardonnay della Côte des Blancs in collaborazione per regalare all’appassionato un prodotto di qualità superiore che la Maison ritiene “ideale con piatti a base di pesce, crostacei ma anche carni bianche e cacciagione”. Un affinamento di cinque anni sui lieviti ed un dosaggio di 6 g/l di zucchero perfetto per un Brut.
Tutto bene sulla carta dunque e sicuramente ispirato il lavoro dello Chef de Cave Didier Mariotti, eppure alla mia prova assaggio questo Brut Millesimé Mumm 2004 non mi ha completamente soddisfatto. E ha suscitato alcune perplessità.
Spettacoloso l’aspetto visivo, con una presa di spuma fantastica per vivacità, uno spettacolo di energia, con un perlage sottile a danzare letteralmente nel bicchiere, bello il colore, un paglierino molto brillante e luminoso, molto elegante il bouquet, delicato, soft, che si apre progressivamente in maniera armoniosa su note ricche di charme di fiori bianchi, agrumi, nocciole fresche e non tostate, pan brioche, crosta di pane, ricordi di albicocca e di miele, di pesca bianca e mandorla a costituire un insieme aperto e fragrante.
L’attacco in bocca, goloso, è delicatissimo, e lo Champagne si dispone sinuoso e carezzevole sul palato, con una bolla croccante e vivace, grande sapidità, dinamismo e verticalità, notevole incisività e nerbo, con perfetto equilibrio tra la materia fruttata ricca, l’acidità ben calibrata ed il sale, una grande freschezza ed una capacità di farsi bere straordinaria.
Unico neo, tale da condizionare il giudizio complessivo, è una strana evoluzione del vino a qualche tempo dall’apertura della bottiglia, con una sorprendente e non piacevole tendenza a chiudersi, a perdere fragranza e delicatezza e a sviluppare, cosa ancora più evidente quando lo Champagne viene lasciato qualche tempo nel bicchiere, delle note più lattiche che burrose, che compromettono lo charme et l’ésprit de finesse che questo millesimato 2004 aveva inizialmente e copiosamente dimostrato.
La soluzione per ovviare a questo problema sarebbe quella di berlo rapidamente, meglio se in due e con complice piacevole collaborazione, a poco tempo dalla sua apertura, ma non potevo tacere questo problema tecnico di cui mi piacerebbe chiedere cosa ne pensi allo chef de cave…

Champagne Brut Rosé Cuvée Paradis Alfred Gratien

Fonte: Le Mille Bolle Blog

Confesso che mi é venuto uno strano e divertente pensiero mentre degustavo, sempre più ammirato dall’eccellente qualità, questo straordinario Champagne rosé.
No, non pensavo che qualcosa di simile prodotto in Italia non l’avevo mai assaggiato e chissà se potrò mai assaggiarlo, ma un po’ maliziosamente mi chiedevo se uno Champagne del genere non potesse essere la bottiglia perfetta scelta dalla “nouvelle couple franco-allemande”, formata dal Presidente francese Sarkozy e dalla cancelliera tedesca Angela Dorothea Merkel (che non definirò come l’avrebbe definita Berlusconi….) per celebrare l’union sacrée tra Francia e Germania.
L’ho pensato perché questo Champagne è prodotto da una Maison champenoise fondata nel 1864 che nel 2004 è stata acquistata dalla potenza tedesca Henkell ovvero la “Henkell Trocken which is Germany’s best-known and most exported sparkling wine” (proprietaria anche del Prosecco Mionetto) e ha uno chef de cave, Nicolas Jaeger, che ha un cognome che farebbe pensare ad un’origine teutonica anche se è francesissimo e rappresenta la terza generazione degli chef de cave alla Alfred Gratien di Epernay, dopo il nonno, che iniziò a lavorare nella Maison nel 1928 ed il padre Jean-Pierre, a fianco del quale è stato dal 1990 sino al 2007 quando è diventato responsabile unico della produzione.
Pensiero “malizioso” a parte, legato al flirt esclusivamente politico esistente tra i due statisti, quanto a donne, basta pensare a sua moglie Carla Bruni, l’antipatico Sarkozy ha ben altri gusti, questo Champagne rosé, cuvée de prestige di una Maison, la Alfred Gratien, la cui produzione non supera le 250.000 bottiglie all’anno, mi è sembrato un vino di assoluto carattere e spiccata personalità.
Espressione di un savoir faire champenoise assolutamente tradizionale, che l’azienda stessa definisce “fidèle à lui-même, loin des tendances de la mode et des pressions de la production de masse.

Uno champagne “fait main gage de qualité et d’unicité”, ovvero fedele a se stesso, lontano dalle tendenze dlla moda e dalle pressioni della produzione di massa. Uno Champagne haute couture, fatto a mano, impego di qualità e unicità.
Elementi che passano, oltre al lavoro dello chef de cave che assicura un’assoluta continuità stilistica con il lavoro di chi l’ha preceduto, attraverso la selezione rigorosa delle uve, una auto limitazione dei volumi, un rispetto del terroir, una vinificazione all’antica, nella tradizione champenoise, con una vinificazione separata di tutte le particelle di vigna e una prima fermentazione che si svolge interamente in piccole botti di rovere di 228 litri, a garanzia della conservazione degli aromi di frutta e dell’autenticità.
A comporre la cuvée è un assemblaggio dei migliori cru di tre grandi regioni, Côte des Blancs per lo Chardonnay, Pinot Noir dalle Montagne de Reims e la Vallée de la Marne per il Pinot Meunier, e per questo champagne vengono scelte solo le tête de cuvée.
Al termine delle operazioni le bottiglie di questo Champagne vengono tappate per la rifermentazione secondo la tradizione delle origini, ovvero con il tappo di sughero, per favorire micro ossigenazioni e una più completa maturazione del vino.
Non sono riuscito ad avere l’esatta composizione di questo supremo Rosè che non è millesimato ma è sempre espressione di una sola annata e per quanto riguarda lo Chardonnay prevede ampia parte di Grand Cru di Avize. Normalmente le percentuali prevedono un 45% di Chardonnay, un 40% di Pinot Meunier ed una percentuale solo intorno al 15% di Pinot noir, ed il risultato è veramente straordinario, tale da assicurare un momento di godimento davvero paradisiaco soprattutto se vi capita di condividere la bottiglia con una persona speciale in grado di apprezzare la qualità, la finezza, l’eleganza assoluta di questa cuvée.

Il primo elemento meraviglioso che si apprezza, ancora prima del colore, un salmone scozzese pallido e del perlage sottile, continuo, finissimo che danza letteralmente nel bicchiere, è il suono cristallino che si percepisce versando il vino, musicale, argentino, squillante, e poi è un trionfo di frutta secca più che di frutti di bosco (mirtillo, ribes, lampone) che inizialmente sono in secondo piano e poi emergono progressivamente, una componente agrumata vibrante (scorza d’arancia, mandarino e pompelmo rosa) e poi cioccolato bianco, cipria, burro di nocciola, e una mineralità croccante e salata, viva, piena di energia, a comporre un insieme di grande finezza.
La bocca è suadente, succosa, avvolgente, tutta lampone ribes e mandorla, setosa e cremosa, perfettamente sferica, di assoluta dolcezza e grassezza, piena, freschissima e nervosa (con acidità perfettamente calibrata) e nemmeno l’ombra di uno spigolo.
Una piacevolezza assoluta, un equilibrio perfetto, una precisione, una delicatezza, (Alfred Gratien parla di questa cuvée come di “un rosé potente, tenero e armonioso”) che conquistano per la loro naturalezza, per la classe naturale, per una bellezza che evoca lo charme di una donna di classe, naturalmente elegante senza aver bisogno di ricorrere ad alcun trucco, in grado di conquistarti con un semplice sguardo profondo e con il suono della sua voce.
Una cuvée de prestige dal prezzo importante, che sul sito Internet specializzato Vendita Champagne, che vi invito a visitare e che propone altri Champagne della gamma Alfred Gratien viene proposto a 75 euro. Una cifra non da poco, ma totalmente giustificata, grazie alla felicità, alla promessa di un enoico paradiso, “una certa idea del paradiso”, che regala ad ogni sorso…

Champagne Brut Rosé Rosé de Saignée Roger Coulon

Fonte: Le Mille Bolle Blog

Che gran bella cosa bere sino all’ultima goccia, in due, apprezzandola sommamente con gioia con l’unico rammarico che si trattasse di una normale bottiglia e non di un magnum, una bella bottiglia di Champagne Rosé!
E che bella cosa per noi comunicatori poter riferire ai nostri lettori che per emulare la nostra felice esperienza raccontata via blog non dovranno svenarsi o accendere mutui, ma che dovranno spendere solo una trentina di euro!
Sono pertanto felice di poter aprire questo articolo con la good news che questo Champagne Rosé che sto per consigliarvi presenta un prezzo di listino (tutto poi dipende dal ricarico che faranno enotecari e rivenditori) intorno ai 25 euro, lo stesso fantastico rapporto prezzo-qualità che presentavano anche due Champagne della stessa piccola Maison di Vrigny nella Montagne de Reims di cui vi ho già scritto su Lemillebolleblog, la Cuvée Réserve de l’Hommée e il Brut Blanc de Noir 2003 di Roger Coulon, distribuito in Italia dalla Bellenda distribuzione di Umberto Cosmo.
Come ho già scritto quella dei Coulon è una “famille de vignerons, depuis 8 générations” una famiglia di vignaioli, di récoltants-manipulants da otto generazioni, di un’azienda animata da Eric Coulon, Président des Vignerons de Vrigny, e da Isabelle Coulon, impegnata nell’elaborazione dei vini, nelle visite in cantina, nelle degustazioni e nella commercializzazione.
Un domaine che produce solo novantamila bottiglie, che vengono vendute in Francia, Regno Unito, Germania, Belgio, Svizzera, Giappone, Stati Uniti e Italia. Dieci ettari di vigneto di proprietà ripartiti su 5 villaggi e su 70 parcelles (vigne dai nomi evocativi come “Les Gouttes d’Or”, “Les 4 Vents”, “Les Champs de Vallier”) classificate come Premier Cru, con un terroir che “bénéficie d’une situation privilégiée à mi-coteaux exposés au Sud-Est et sur un sous-sol composé de calcaire tendre et d’argile du sparnacien”.
Nei vigneti domina leggermente, con il 40% delle superfici il Pinot Meunier, mentre un 30% ognuno vanno a Chardonnay e Pinot nero, con un’età media delle vigne intorno ai 40 anni. Prodotto con la tecnica, delicata, del Rosé de saignée, ovvero viene insomma direttamente dal Pinot noir e Pinot Meunier macerati, da cui vien fatto salasso. Viene da vino rosso, insomma “ les rosés de saignée: vinification en rouge de raisins rouges.  Après une macération courte de 24 à 48 heures, on “saigne” la cuve, donc on extrait une partie du moût et on la transfère dans une cuve voisine où elle va fermenter, ce qui permet l’obtention de rosés relativement foncés, en fonction bien sûr du temps de cuvaison”,  é una cuvée tra un 80% di Pinot Meunier e 20% di Pinot Noir, provenienti dalle Montagne de Reims, su terreni argillo-calcarei, e presenta un’acidità totale di 4 grammi litro e 7 grammi di zuccheri residui.
Grande Champagne Rosé questo di Roger Coulon, colore cerasuolo intenso leggermente granato più che buccia di cipolla o salmone di bellissima intensità e brillantezza, perlage finissimo, sottile che procede nel bicchiere con andamento “a nuvole”.
Naso intensamente vinoso sin dal primo impatto, che evoca il melograno e la frutta secca, noci brasiliane soprattutto, che prevale inizialmente sui piccoli frutti di bosco rossi, e poi in sviluppo note di agrumi, mandarino soprattutto, pesca bianca, cioccolato bianco, mango essiccato, a costituire un insieme aperto, fragrante, di grande appeal ed eleganza, molto aperto, intrigante.

La bocca non conferma quanto annunciato a naso, e appare inizialmente molto più secca, decisa, rigorosa, minerale, con agrumi freschi a dominare anche se poi sviluppa una nitida, succosa, nota di lampone e ribes, una grandissima piacevolezza, un grande sale ed un bellissimo equilibrio e una freschezza notevole che invoglia al bere.
Ottimo come aperitivo e da tutto pasto, la Bellenda distribuzione ne consiglia l’abbinamento a pesce crudo, crostacei, sushi e fritture di mare; prosciutto crudo di Parma e di San Daniele, mortadella tagliata a cubetti, Parmigiano Reggiano; primi piatti a base di pasta dai sapori decisi (alla norma, aglio olio e peperoncino, amatriciana, ecc); frittate; carni bianche arrosto (perfetto con il cappone).
Per me magnifico comunque lo si beva, intrigante, vivo, succoso, pieno di energia e di vita, tale da suscitare scoppiettante joie de vivre. Naturalmente in due…

Uno chef franciacortino propone un menu… a tutto Champagne!

Fonte: Le Mille Bolle Blog

Ho pensato ad uno scherzo, per dirla in francese ad un divertissement, in occasione di queste festività.
Chiedere ad un grande chef attivo in Franciacorta, Stefano Cerveni, oggi attivo presso il ristorante Due Colombe Al Borgo Antico a Borgognato di Cortefranca in provincia di Brescia (stella Michelin) dopo aver operato per anni nel ristorante di famiglia a Rovato, di pensare ad un menu di fine 2011 che veda protagonista nientemeno che la “concorrenza”, se così si può dire (350 milioni di bottiglie contro i 12-13 milioni della Franciacorta), ovvero lo Champagne.
Ed ecco, proposto da uno dei migliori chef in assoluto oggi attivi nella zona vinicola bresciana, un menu creativo di Capodanno tutto in abbinamento a Champagne.
Un menu stuzzicante e sfizioso che si avvale degli abbinamenti a tutto Champagne studiati da un grande sommelier come Nicola Bonera, miglior sommelier d’Italia 2010. A’ votre santé!

La Nostra Creatività a Capodanno

Crostone di Pane ai Capperi, Carpaccio Tiepido di Ricciola, Pomodoro Confit, Olio alle Erbe

Sottile fetta di pan carré che viene fatta prima dorare in pentola con un filo d’olio extravergine, poi passata pochi secondi al grill dopo aver disposto sopra delle fettine di ricciola cruda, qualche pezzetto di pomodoro confit. Viene servita ancora calda condita con un’ emulsione di erbe aromatiche ed una polvere di capperi precedentemente essiccati in forno e frullati

Tipologia di Champagne abbinata: Champagne brut S.A. Blanc de Blancs dei Grand Cru di Le Mesnil-Sur-Oger oppure Cramant

Risotto Mantecato agli Asparagi Affumicati, Burrata Pugliese, Funghi Spugnole

Classico risotto ma con un condimento particolare: gli asparagi vengono prima sbollentati, poi tagliati a piccoli pezzi ed affumicati, le spugnole sono quelle secche rinvenute in acqua, fatte saltare in poco burro prima della manteca tura del riso; la burrata viene messa sfilacciata per ultima sopra il risotto già impiattato.

Tipologia di Champagne abbinata: Champagne brut S.A. da assemblaggio classico delle tre uve, con lieve prevalenza di Pinot Meunier, della zona d’Ay

Guazzetto di Orata di Lenza, Spinaci, Ostriche à la Coque, Salsa di Agrumi e Sale d’Ostrica

Scaloppa di orata freschissima che cuoce in pentola inumidita con poco fumetto di pesce non salato, pochi istanti prima della cottura si aggiungono i molluschi delle ostriche.

L’acqua di apertura delle ostriche va ristretta sul fuoco fino a che si otterrà un sale grigio molto profumato, che sarà utilizzato per condire l’orata appena messa nel piatto insieme ai molluschi semi cotti, delle spinaci al vapore ed una salsa di agrumi

Tipologia di Champagne abbinata: Champagne brut Blanc de Noirs S.A. dell’Aube

Petto d’Anatra al Rosa, Riduzione di Mosto D’Uva, Piccola Terrina del Suo Fegato

Il petto, una volta pulito, viene cotto in pentola di rame prima a bassa temperatura, poi a fuoco vivo per rendere la pelle croccante. Viene servito con una riduzione di mosto d’uva biologico montato con poco burro e pepe ed una fettina di terrina di foie gras

Tipologia di Champagne abbinata: Champagne rosé de Maceration (Saignée) 100% Pinot Noir della Montagne de Reims (Grand Cru Bouzy o Verzenay)

“Spugna” di Passion Fruit, Lamponi e Cioccolato Fuso

Si prepara un cubo con l’impasto della torta margherita con l’aggiunta in cottura di succo di passion fruit, si serve con lamponi freschi sopra e un velo di cioccolato fondente sciolto a bagno- maria.

Tipologia di Champagne abbinata: Champagne Rosé Doux Millesimé Grand Cru Ambonnay

 

Due Colombe Ristorante al Borgo Antico

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