Il Prosecco

"Che Tipo Di Vino", l'aggregatore di notizie sul mondo del vino, vi parla del Prosecco.

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Previsioni fosche sulle vendite di Champagne in UK nel 2012. Ma c’è davvero da prenderle sul serio?

Fonte: Le Mille Bolle Blog

Circolano previsioni allarmanti, diffuse ad esempio dal quotidiano britannico Telegraph e dalla rivista specializzata Decanter, su un presunto, e per ora solo ipotizzato crollo dei consumi di Champagne, da qui a fine anno, in quello che resta il primo mercato estero del grande vino francese, con 34 milioni e mezzo di bottiglie importate nel 2011, il Regno Unito.
Si parla di vendite di Champagne in UK che calerebbero di un terzo (con un passaggio a 23 milioni di pezzi) a causa della crisi economica, secondo uno studio elaborato dalla società specializzata in analisi economiche Mintel.
A fronte di un sensibile calo, del 32%, di quanto gli inglesi spendevano nel 2007 per acquistare Champagne rispetto a quanto spenderanno da qui a fine anno, da un miliardo di sterline a 690 milioni, si registrerebbe un clamoroso aumento della vendita di quelli che le fonti britanniche definiscono genericamente “sparkling wine” e che in larga parte sarebbero Prosecco e Cava.
Da 465 milioni di sterline spesi nel 2007 si passerebbe a 720 milioni di sterline a fine 2012, con un epocale “sorpasso” degli sparkling generici sullo Champagne. Reso possibile anche da offerte stracciate come questa
Ed in prospettiva, secondo le elaborazioni degli analisti di Mintel, le cose dovrebbero andare ancora peggio per lo Champagne, con vendite in UK che calerebbero entro il 2017 a 609 milioni di sterline, a fronte di un’ascesa degli “spumanti” vari a quota 835 milioni di sterline.
In tempi di crisi economica, che imperversa anche in UK, vedrebbero l’affermazione delle bollicineCheap and cheerful”, questo perché, ci viene detto, “People are looking to enjoy luxury in more accessible guises and at cheaper prices”, anche se viene da chiedersi quanta “luxury” ci possa essere nel passare da una cuvée di Champagne ad un prosecchino generico come i tanti che oggi sono disponibili nel Regno Unito.
Vedremo, da qui alla fine del 2012, se simili previsioni tanto fosche si avvereranno e se davvero, come dicono, pro domo loro, i produttori di English Sparkling wines, “la gente sceglie Champagne ma acquista l’etichetta piuttosto che il vino”.
L’unico elemento di certezza, per ora, riferito al primo semestre 2012, viene da una breve notizia pubblicata in Francia da un blog specializzato in news sullo Champagne, Champagne un monde de bulles, dove si leggono, qui, dati relativi alle spedizioni del mese di maggio 2012.
Si parla di 22,3 milioni di bottiglie spedite, con un calo tutt’altro che drammatico, dello 0,1%, rispetto al maggio 2011. Calano dell’8,6% le spedizioni degli Champagne dei vignerons, mentre gli Champagne delle grandi Maison e delle cooperative calano rispettivamente del 2,5% e del 4,2%. Solitamente le vendite di maggio rappresentano in media il 6,4% delle vendite annuali complessive.
Con un trend del genere anche nei prossimi mesi sarebbe davvero difficile trovarsi di fronte al crollo di un terzo delle vendite di Champagne in UK ipotizzato da Mintel e che ha subito trovato ampia cassa di risonanza in una stampa inglese pronta a trasformarsi in propagandista degli sparkling generici e del Prosecco…

Franciacorta Extra Brut Sullali

Fonte: Le Mille Bolle Blog

Idee giovani, per anagrafe e per freschezza, si muovono in Franciacorta. Idee che vedono protagonisti figli d’arte di produttori franciacortini e che testimoniano l’emergere di una nuova generazione che cerca un proprio spazio nel campo del vino e lo fa con linguaggi, iniziative, mezzi decisamente diversi da quelli usati da genitori e nonni.
E’ notizia di qualche mese fa la nascita dell’Associazione FAN Franciacortappassionati, formata da una cinquantina di giovani franciacortini uniti dalla comune passione per la propria terra e ovviamente per il Franciacorta.
Un’associazione, come efficacemente è stato scritto, composta da “un manipolo di ragazzi che il Franciacorta lo producono (in famiglia, ma anche in proprio) e vogliono raccontarlo in un’altra maniera. Vogliono raccontare il Franciacorta in jeans (però di marca). Il linguaggio dei bar della movida serale, quello dei social network e quello dei blog”.
Giovani che vogliono entrare e dire la loro scompaginando alcune certezze acquisite, tipo quella che il Franciacorta è buono, ma è caro. E che si tratta di un prodotto più adatto agli adulti che ai giovani. Un prodotto che, chissà perché, anche nei bar franciacortini, viene proposto da molti gestori, nel “rito” dell’happy hour o dell’aperitivo, molto meno di sovente di quanto accada con un generico Prosecco.
Che non ha nessun legame con il territorio, ma costa poco (e consente al barista di guadagnare di più) e ha un nome che funziona bene. Anche in Franciacorta.
Questi giovani franciacortappassionati puntano invece a fare simpaticamente, in maniera diretta e non noiosa cultura, ad aiutare a distinguere tra un Satèn e un Extra Brut e un Dosage Zero, a promuovere un’idea di consumo consapevole e orgoglioso. E meritano di essere seguiti, anche sulla loro (poteva forse mancare?) pagina Facebook.
Come non essere del resto d’accordo con loro quando dichiarano che “solo se il Franciacorta inizierà ad essere riconosciuto e bevuto sul nostro territorio, solo quando i ragazzi che escono la sera per bere l’aperitivo chiederanno un Franciacorta con la chiara consapevolezza di cosa stanno bevendo, solo allora si avrà la certezza del successo di un vino e del suo territorio!”?
Tra i più attivi fautori di questa associazione, due autentici figli d’arte, rampolli di quel bravo produttore attivo ad Erbusco nella propria cantina di proprietà e nella “avventura” Derbusco Cives che è Giuseppe Vezzoli. Jessica e Dario Vezzoli non contenti di collaborare con i genitori e di essere insieme ad altri coetanei tra i principali fautori di FAN Franciacorta AppassioNati, hanno pensato bene di “inventarsi” un loro Franciacorta.
E lo hanno fatto in maniera del tutto personale, e giovane nel modo di presentarsi del vino, nel suo packaging e nella sua etichetta, che è opera di quel bravo “eno-designer” che è il bergamasco Giacomo Bersanetti, nel nome e nella concezione tecnica del vino. Nelle sue caratteristiche organolettiche.
Un vino, il Sullali Extra Brut, tiraggio 2009 sboccatura agosto 2011, prodotto da uve Chardonnay in purezza, 24 mesi di affinamento sui lieviti, che loro stessi definiscono, con un certo coraggio, come “un nuovo modo di concepire il Franciacorta” che “nasce dall’idea di creare un prodotto che rispecchi a pieno le qualità di una terra straordinaria.
La rivisitazione in chiave moderna del Metodo Ancestrale permette a questo Franciacorta di compiere la rifermentazione in bottiglia utilizzando gli zuccheri residui derivanti dalla prima fermentazione”.
La scheda tecnica ci dice che il Sullali “è un Franciacorta realizzato mediante l’uso di uve accuratamente selezionate, dalle quali si prende solo il mosto derivante dalla spremitura più soffice dell’acino. Dopo la prima fermentazione e la maturazione in vasche di acciaio, Sullali è imbottigliato con lieviti specifici per la rifermentazione, senza aggiunta di zuccheri esterni.
Alla sboccatura, una piccola aggiunta di liqueur d’expedition, prodotta utilizzando una parte del vino originale, permette di ottenere un prodotto in versione Extra Brut”.
Il risultato è un vino che anche grazie al suo nome, che richiama il Nabucco di Verdi, trasmette immediatamente un’idea vincente di leggerezza e di fragranza, un vino che senza indulgere in inutili giovanilismi è giovane, per idea e per gusto, adatto a giovani palati, ma capace di reggere bene l’affinamento in bottiglia.
Colore paglierino brillante molto luminoso, perlage sottile e continuo, presenta un naso molto fresco, fragrante, leggero, delicato, intensamente profumato di fiori bianchi e agrumi, con accenni di crosta di pane e una leggera cremosità.
L’attacco in bocca è fresco, ben secco e deciso, con dinamismo e bolla croccante, una certa consistenza e una notevole continuità, ottimo equilibrio, piacevolezza, acidità ben bilanciata che dà slancio al bicchiere e lo mantiene vivo e ben teso. Una prova d’esordio che lascia bene sperare per il futuro di questa giovane azienda e dei suoi giovani protagonisti.

Lo Champagne trema, il Prosecco avanza in Cina L’ultima “sparata” dei Battistella

Fonte: Le Mille Bolle Blog

Quando tra qualche anno si realizzerà uno studio dedicato al successo del Prosecco, sono pronto a scommettere che tra i motivi chiave di questa inarrestabile avanzata emergerà, accanto all’intraprendenza commerciale, che ai prosecchisti non fa certo difetto, anche una formidabile capacità di vendersi bene e, quando necessario, di spararle grosse.
Aiutati da un nome che funziona magicamente, da una grande quantità di prodotto disponibile, da prezzi che rendono i vini particolarmente appealing soprattutto in questo periodo di crisi economica e da un’indubbia capacità di fare sistema, i prosecchisti quando c’è da magnificare e sostenere i propri vini non sono secondi a nessuno. E non si tirano indietro anche quando c’è da ricorrere a rodomontate da Capitan Fracassa.
Ricorderete, risalente allo scorso novembre, la sparata, pardon l’uscita molto coraggiosa di Gianluca Bisol, che parlando nel corso di un seminario ad Hong Kong ha testualmente nientemeno dichiarato che nel 2035 la richiesta di mercato del Prosecco supererà il miliardo di bottiglie.
E di dichiarazioni del genere sono piene le cronache dell’ultimo anno, con produttori che fanno a gara con politici veneti nel delineare un futuro sempre più splendente e vittorioso per gli Charmat aromatici della Marca Trevigiana. Tra i più immaginifici protagonisti di questo battage, che vede il Prosecco, Docg e Doc, anzi Dop e Igp, come qualcuno di loro già lo definisce dominatore assoluto della scena spumantistica interplanetaria ci sono due giovani (ventisette anni, beati loro…) cugini di Pianzano, frazione del comune di Godega di Sant’Urbano zona collinare e precollinare a quattro chilometri da Conegliano, Mirco e Andrea Battistella, che per farsi notare hanno scelto la strada della comunicazione, un po’ rodomontesca, a 360 gradi.
Non passa difatti settimana che non si facciano notare inviando via mail e via comunicati Ansa lanciando appelli, ultimatum, inviti, sfide, moniti. Il tutto per difendere la causa, contro imitazioni incongrue e contraffazioni, del Prosecco, ma anche, e soprattutto, per farsi un po’ di pubblicità, che evidentemente anche per loro è l’anima del commercio.
L’ultimo, in ordine di tempo, loro comunicato, i cui titoli si aprono sempre con il loro cognome, come se la loro parola fosse quella del Papa o di un presidente della Repubblica, recita: “BATTISTELLA: signori champagnisti, tremate! La Cina vuole solo il nostro Prosecco”.
Nel testo si legge: “Qualche anno fa, l’attore francese Pierre Segui disse: ‘quando un uomo dice di no allo Champagne, dice no alla vita’. Caro Pierre, ti sbagliavi di certo, o forse non ti riferivi all’uomo ‘cinese’:  quando un cinese dice di no al Prosecco, dice no alla vita!… dovremmo declinare in questo modo la massima del celebre attore francese.
Questo, considerando il crescente successo delle bollicine di casa nostra nel Paese del Dragone: previsione richieste più 100% tra 2012 e 2013, come afferma una dei più noti giornali del Paese”, il China Daily.
Al che uno é portato a chiedersi: ma quante bottiglie producono questi Battistella per avere tale capacità di invadere i mercati mondiali, di rispondere alla richiesta del loro prodotto che arriva un po’ da tutti i Paesi? Milioni di bottiglie?
Macché, come si legge nell’articolo del China Daily dove vengono citati, “Despite the current difficult times, our company plans to more than double its annual wine production from 20,000 to some 50,000 bottles in 2013″.
Eppure ancora con una produzione così contenuta – “un esordio, nel 2009, con una produzione 20 mila bottiglie, i cugini Battistella puntano al raddoppio per il prossimo anno della produzione di Prosecco DOP” – i Battistella, che nel comunicato annunciano il lancio di un misterioso nuovo prodotto, ovvero “una linea di premium functional wines, da vitigno rosso, destinati alle elite economiche cinesi di Pechino e Shanghai, pronte a sborsare migliaia di euro per una bottiglia di vino ‘funzionale’ Made in Italy, arricchito con gli utili e preziosi polifenoli”, riescono a fare un “casino” davvero niente male e a farsi notare, soprattutto grazie alle loro sparate, nel variopinto e articolato panorama del Prosecco.
Loro dicono che lo fanno “riuscendo a lanciare ai giovani “un messaggio di ‘ottimismo’ e speranza” e “minacciando” addirittura di impegnarsi anche in politica.
Ma se riescono a far parlare così di sé e addirittura a lanciare la sfida allo Champagne con una produzione ancora piuttosto, cosa diavolo arriveranno a combinare se invece di 20 o 50 mila bottiglia dovessero contare su dieci volte tanto?
Ricordiamocelo: è anche in questa capacità, simpaticamente “spudorata” e un po’ spacconesca, di proporsi e vendersi, uno degli innegabili segreti del successo del Prosecco…

Diario: vino e viti. Mese di Aprile

Fonte: Bele Casel

Inizio del mese molto tranquillo, finalmente arrivata la pioggia e assieme a lei un brusco abbassamento delle temperature, la stazione meteo ha segnato temperature minime di 1 grado. Gelata scampata di poco.

 L’8 aprile si cominciano ad intravedere i primi grappoli di glera , in anticipo di circa una settimana rispetto all’annata precedente. Fortunatamente l abbassamento di temperature hanno rallentato la crescita dei germogli

 

 

 

 

 10 Aprile il sovescio comincia a crescere molto velocemente. Non su tutte le zone della vigna di cornuda il sovescio è cresciuto in maniera ottimale a causa della mancanza di pioggia nel periodo invernale e terreno “povero”, in quelle zone abbiamo apportato letame per “aiutare” il suolo

 

 

 

 Continua a piovere abbastanza intensamente, anche 50 mm al giorno. I germogli hanno superato i 10 cm e sono quindi attaccabili da funghi e muffe, temperature basse non mi preoccupano più di tanto e decido di non trattare.

 

 

 

 

Dal primo di aprile sono caduti 160 mm di pioggia.

 

 

 

 

 

 In cantina si aprofitta dell’impossibilità di uscire in vigna per etichettare e fare un minimo di magazzino. Qui il video: etichettando asolo prosecco docg superiore

 

 

 

 

 

 

 18 aprile, continua a piovere, in cantina i vini riposano tranquillamente. Decidiamo quindi rinchiuderci nei portici e sistemare tutte le vecchie macchine tra cui questo spargiletame che abbiamo rimesso a nuovo.

 

 

 

 

 24 Aprile, erbe da sovescio in netta crescita, veccia in fiore ed orzo in spigatura.

 

 

 

 

 

 Nella parte bassa delle vigne si notano nettamente i problemi dell’abbassamento delle temperature, germogli sviluppati in maniera difforme. Fortunatamente questa situazione è racchiusa in una ristretta area.

 

 

 

 

 Secondo trattamento, niente rame ma solo alghe per aiutare lo sviluppo della vite

 

 

 

 

 

 

 26 Aprile decidiamo di tagliare con una vecchia falciatrice le erbe da sovescio. Niente trinciatura per lasciare l’erba il più intatta possibile, in questo modo manterrà il suolo umido e cederà lentamente sostanza organica. Non abbiamo interrato altrimenti non riusciremo a passare col trattore a fare i trattamenti dopo una pioggia. Qui il video della falciatura

 

 

 

 Fine mese un pò di riposo in spiaggia ma sempre col cuore da vignaiolo indipendente.

 

 

 

 

 

 E mentre le vigne continuano a “lavorare” noi organizziamo un evento sul colfondo e i piatti etici.

8 giugno a noventa di piave… 8 produttori di colfondo, 8 cuochi con 8 piatti etici, jazz di altissimo livello e tanto tanto divertimento. Assieme a noi ci saranno anche produttori di miele, olio, sopressa e formaggi del Grappa. Presto vi darò informazioni più dettagliate, voi per il momento limitatevi a segnare a calendario questa data, 8 GIUGNO

Prosecco prodotto popolare o status symbol?

Fonte: Le Mille Bolle Blog


A proposito dei nuovi consumatori dei Paesi BRIC

Ho letto con grande attenzione il comunicato stampa arrivatomi dalla casa vinicola Bisol di Santo Stefano di Valdobbiadene, una delle aziende simbolo del Prosecco “storico”, quello fortemente radicato nei terroir della Marca Trevigiana e nella “heimat” di Conegliano e Valdobbiadene, che saluta il fantastico exploit fatto registrare dal 2009 ad oggi nei cosiddetti Paesi BRIC, ovvero Brasile, Russia, India e Cina, dove le vendite dei Prosecco Dogc Bisono sono cresciute del 650%.
Come ogni osservatore di cose vinicole non posso che complimentarmi con i Bisol ed i loro collaboratori per questi risultati, un fatturato 2011 di 13 milioni di euro, l’esportazione in 56 Paesi, una crescita in Brasile (che rappresenta il venti per cento dell’export nei Paesi BRIC) del 300% nell’ultimo triennio, che diventa 130% in Cina (che rappresenta il 25% dell’export nei quattro Paesi sopra citati).
Con una Russia che da sola rappresenta per Bisol oltre il 65% dell’incremento ed oltre il 55% dell’export dei Paesi BRIC, e una crescita generalizzata del genere c’è di che essere soddisfatti e guardare al futuro con ottimismo. Magari con qualche comprensibile iperbole ed esagerazione.
La mia riflessione relativa al comunicato stampa di Bisol non si è però fermata agli impressionanti dati statistici e si è estesa agli aspetti semantici e comunicazionali.
Mi riferisco alle parole del direttore generale dell’azienda, Gianluca Bisol, secondo il quale “chi degusta un calice Bisol cerca un certo tipo di qualità e di cultura del territorio” e poi alle informazioni fornite sulla presenza dei vini Bisol in Brasile secondo le quali “il Cru Cartizze Bisol è servito nel raffinato ristorante Mr Lam – a Rio de Janeiro -, di proprietà di  Elike Batista, uno dei 10 uomini più ricchi al mondo.
A San Paolo, si può degustare il noSO2 al Mani, locale di tendenza noto per la sua “cucina naturale” ed eletto dalla rivista britannica Restaurant Magazine fra i 100 ristoranti top al mondo”.
Annotazioni che fanno il paio con la sottolineatura che in Cina “il Prosecco si sta facendo apprezzare nelle metropoli e, soprattutto, nei locali più lussuosi. A Pechino, Bisol viene servito in ristoranti top quali LM Plus e da Fairmont”, mentre in Russia “i vini Bisol sono presenti nei ristoranti della catena Sindikat – una delle più grandi e ricche in Russia -, nei ristoranti del gruppo BOSCO – incluso il negozio luxury GUM sulla Piazza Rossa -, nella catena di Novikov – ristorante Bolshoy e Macho Grill – ed in hotel importanti quali Swissotel e Marriott Grand Hotel”.
La clientela Vip russa sceglie per gli eventi di eccellenza i vini Bisol, che, ad esempio, accompagnano prestigiosi incontri culturali, politici e finanziari come il “Forum Russia”, l’appuntamento più importante del mondo finanziario russo”.
Chapeau doveroso agli export manager dell’azienda trevisana, nonché ai Business Development Director East Countries, per questa collocazione significativa e per certi versi qualificante dei Conegliano Valdobbiadene Docg, ma leggendo questo comunicato e le parole, sempre entusiastiche e ricche di immaginazione, di Gianluca Bisol, che definisce i propri Prosecco “chic & easy” e con termini a metà tra la sociologia ed il marketing un vero “lifestyle symbol”, mi chiedevo, pur con tutta l’ammirazione ed il rispetto per questa azienda portabandiera del vino italiano, se provando a trasformare il Prosecco in un vino da vip non si finisca, magari involontariamente, con il promuovere un’immagine del miglior Prosecco un po’ forzata.

L’immagine di un vino da nouveaux riches che magari perché hanno meno cultura e gusto e sono arrivati al vino da poco, perché in certi ambienti è di moda e fa fino berlo, lo preferiscono, perché più popolare e cheap, allo Champagne.
E mi chiedo come si concili questa idea del Prosecco luxury & glam, che viene servito in locali da happy few, con l’anima (posso dire ancora questa parola senza passare per un romantico Don Chisciotte?), del Prosecco, con la sua natura autentica di prodotto facile, accessibile a tutti (anche per il prezzo, che in molti casi e anche per molti Prosecco Superiore Docg, è nettamente inferiore a quello di un metodo classico o di uno Champagne base) e popolare.
Un prodotto che è legittimo, grazie all’azione di aziende di grande qualità e forti ambizioni come Bisol, che punti ad una qualificazione superiore, alla conquista di un’allure e di un fascino da grande vino, ma che trasformare in un lifestyle symbol sembra un po’ una forzatura….
Se è davvero, come dichiara Gianluca Bisol, un prodotto “versatile che viene scelto per brindare in ogni momento della giornata e accompagna bene ogni tipo di portata, dall’aperitivo al dessert”, come può diventare, dimenticando le proprie radici venete di vino da “cicchetto”, un prodotto di lusso da “clientela Vip”, seppure dei Paesi BRIC?

Diario: Vino e Viti part III

Fonte: Bele Casel

Ultimi 15 giorni di follia per chiudere queso mese. Lavori in vigna finalmente finiti, giusto in tempo per cominciare in tranquillità la parte dell’anno che ci porterà allla vendemmia.

 

 

 Si comincia a piantare le barbatelle mancanti. Un lavoro molto pesante ma necessario per rimpiazzare qualche migliaio di viti morte a causa della flavescenza dorata e  dell’escoriosi.

 

Fortunatamente non ero solo a far questo lavoro, c’era chi levava le barbatelle perchè non erano di suo gradimento :)

 
 il 19 marzo le gemme si presentavano già ingrossate, pronte per dar vita al futuro tralcio.
 
 Nel pomeriggio del 19 pioggia, purtroppo non sufficiente a bagnare nemmeno la polvere.
 
 Quest’anno abbiamo deciso di lavorare il terreno sotto la fila più profondamente del solito. terreno molto duro ha bisogno di essere “mosso” per renderlo più soffice. Facendo in questo modo inoltre abbiamo rotto le radici più superficiali della vite.
 
 
Poco fa vi ho detto che piantare barbatelle è un lavoro duro, beh, c’è di peggio … zappare le viti dove l’apripiante non arriva. più di 20000 viti da passare una ad una per togliere il ciuffetto di erba attorno al ceppo. Devastante
 
  Dopo queste fatiche abbiamo abbandonato gli scarponi per cominciare il Vinitaly.
 
  Vi lascio immaginare come possa sentirsi una persona abituata al sole e al silenzio della campagna nell’andare alla fiera del vino sotto al calore dei faretti e al brusio continuo delle migliaia di persone all’interno dei padiglioni.
 
Piccole soddisfazioni alleviano la sofferenza di rimanere rinchiusi per 10 ore in uno stand di 4 metri per 4. Due bei cuoricini dalla rivista tedesca merum assegnati al nostro Asolo Prosecco docg superiore Extra dry
 
Al ritorno da Vinitaly le gemme grazie anche alle temperature particolarmente elevate si trovavano in questa situazione.
Controllando le foto dell’annata precedente direi che ci siamo più o meno allineati come tempistiche. Settimana prossima brusco abbassamento delle temperature previso per settimana prossima dovrebbe fortunatamente rallenterare il germogliamento.
 
Siamo arrivati alla fine del mese e il primo trattamento doveva essere fatto. Niente prodotti chimici ma solo microorganismi che ci permetteranno di usare meno zolfo quest’estate.
 

Il 30 marzo questa era la situazione, cominciano ad intravedersi i primi grappolini.
 
 Una delle due piccole vigne che abbiamo preso in gestione quest’anno. Questa in particolare è sempre stata gestita in maniera convenzionale, noi invece la seguiremo a regime biologico. Non vedrete più quelle strisce marroni fatte col diserbo.