Il Prosecco

"Che Tipo Di Vino", l'aggregatore di notizie sul mondo del vino, vi parla del Prosecco.

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Quale metodo classico bevete più spesso? Un sondaggio on line

Fonte: Le Mille Bolle Blog

Simpatica iniziativa, che ho scoperto da Trentino wine blog, ideata da Roberto Anesi, sommelier, tra i responsabili di A.I.S. Trentino, e patron di una delle più belle osterie tipiche trentine, il Ristorante El Pael a Canazei (www.elpael.com).
Grande appassionato di metodo classico e dichiarato sostenitore, com’è giusto che sia date le sue orgogliose origini trentine, del TrentoDoc, Roberto ha pensato di promuovere un sondaggio on line, invitando a dire quale sia il metodo classico preferito, o meglio, quello che si stappa e si consuma più spesso.
Quattro le opzioni di scelta possibili:
TrentoDoc
Franciacorta
Alta Langa e
“altri”.
Curiosamente una delle “bollicine” a denominazione d’origine, l’Oltrepò Pavese Docg, non viene ritenuta meritevole di un’opzione di voto, ma confluisce nella generica voce “altri”.
Quale sarà il vincitore del sondaggio? Prevarranno i colori trentini oppure quelli bresciani?
Per votare collegatevi al sondaggio on line qui.

San Valentino: attenzione a scegliere il giusto Pink Champagne!

Fonte: Le Mille Bolle Blog

Anche quest’anno é arrivata la data fatidica di San Valentino, croce e delizia di tutti gli innamorati, e come ogni anno si pone l’interrogativo su cosa regalare, che sia gradito e assolutamente non ripetitivo, alla propria deliziosa amata.
Se avete la grande fortuna di contare su una Lei che è appassionata di vini e di “bollicine” la soluzione è a portata di mano (e di portafoglio, cosa da considerare sempre in questi tempi di crisi): una bella bottiglia di metodo classico italiani a denominazione d’origine rosé, o di Champagne.
Magari proposta alla vostra Lei in un contesto romantico, consumata, gelo invernale permettendo, in un clima alla Peynet, seduti su una panchina, magari con le flûte o meglio i bicchieri da vino, arrivati magicamente attaccati ad un gruppo di palloncini, ovviamente rosa, che atterrano tra i due amoureux.
Ma se scegliete la strada del Pink Champagne, attenzione, a meno che il vostro portafoglio (beati voi) non sia a fisarmonica, che sia il Pink Champagne giusto.
Non mi sto riferendo a quale Cuvée de prestige scegliere, se optare per un Billecart-Salmon Cuvée Elisabeth, un Dom Ruinart Rosé, un Dom Perignon Rosé, o una Grande Dame Rosé, ma invito a fare bene attenzione, onde evitare equivoci e problemi vari, che il Pink Champagne che lei dice che gradirebbe ricevere da voi sia veramente uno Champagne e non altro.
Questo perché voi maschietti ignorate quello che le nostre amate lei invece ricordano perfettamente, ovvero che come cantava Marilyn Monroe nel musical Gli uomini preferiscono le bionde, è notorio che Diamonds are a Girl’s best friend.
E se le nostre lei pensano che i diamanti siano i migliori amici delle ragazze, potrebbe anche darsi, why not?, che per il Valentine’s Day i Pink Champagne cui pensano e che si aspettano di ricevere da noi non abbiano le bollicine o che presentino un perlage in forma di carato, bensì questi Pink Champagne diamonds, diamanti che provengono dalla Argyle Diamond Mine nel Western Australia.

Un’assoluta rarità, esclusiva e costosissima, di qualità straordinaria ricercati dalle migliori gioiellerie nel mondo e appannaggio di celebrità del mondo dello spettacolo come Jennifer Lopez, Salma Hayek and Beyonce.
Come si legge sul sito Internet “Pink Champagne Diamonds are amongst the most rare and valuable – an extremely small proportion of Argyle Diamonds production is pink in colour, in fact less than one tenth of 1% is classified “Pink”.
These stones display slight to bold flashes of pink in their fire and come in three ranges of shades, from Light, to Medium and Dark Pink Champagne”.
Pertanto attenzione a capire di che Pink Champagne si tratti veramente, perché il Pink Champagne diamantifero “really is a girl’s best friend”…

Uno spumeggiante Natale da Lemillebolleblog!

Fonte: Le Mille Bolle Blog

Che sia Champagne o Cava, oppure Franciacorta, Trento, Alta Langa, Oltrepò Pavese, Alto Adige, oppure anche solo Asti o Prosecco, che una bella bottiglia di “bollicine”, metodo classico o Charmat, non manchi, a portare un pizzico di allegria e di vitalità, sulla vostra tavola, prima, durante e dopo, oggi.
Tanti cari “spumeggianti” auguri di Buon Natale e di serenità (che Dio e gli Dei sanno quanto ne abbiamo bisogno) a tutti voi da Lemillebolleblog!

Crémant possibile o proibito in Italia? Il punto di vista del Consorzio Franciaocorta

Fonte: Le Mille Bolle Blog

Come è emerso dal post pubblicato oggi – che potete leggere qui – e dai commenti che si sono intrecciati in seguito, non è ancora chiaro se un produttore di metodo classico italiano, in Franciacorta, aderente al Consorzio o meno, oppure in Trentino, Oltrepò Pavese o in qualsiasi altra zona, possa, se gli punge vaghezza, commercializzare una propria bottiglia di bollicine riportando in etichetta la dizione Crémant (o Cremant).
La situazione è assolutamente paradossale.
C’è un Regolamento Cee – leggete qui http://eur-law.eu/IT/Regolamento-CEE-n-2045-89-Consiglio-19-giugno,179327,d – che dice chiaramente che il termine Crèmant è riservato esclusivamente a vini prodotti in Francia e Lussemburgo. Ma poi c’è anche il REGOLAMENTO (CE) N. 607/2009 DELLA COMMISSIONE del 14 luglio 2009 – leggete qui http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2009:193:0060:0139:IT:PDF – che sembra parlare di una possibilità di utilizzo, anche in Paesi terzi, del termine Crémant.
Cosa che appare anche da questo dossier di documentazione della Camera dei Deputati – leggete qui http://documenti.camera.it/leg16/dossier/Testi/Ag0119.htm .
Chi ha dunque ragione? Per provare a capire qualcosa di più ho deciso di chiedere lumi al Consorzio Franciacorta e l’Ufficio tecnico, nella persona della sua responsabile Monica Faccincani, così mi ha cortesemente risposto: “il regolamento di riferimento per questa tipologia è il 607/2009 recante le modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 479/2008 del Consiglio per quanto riguarda le denominazioni di origine protette e le indicazioni geografiche protette, le menzioni tradizionali, l’etichettatura e la presentazione di determinati prodotti vitivinicoli.

Di seguito quanto previsto dal regolamento:

Articolo 66

Indicazioni che si riferiscono a determinati metodi di produzione

……

L’espressione «Crémant» può essere usata soltanto per vini spumanti di qualità bianchi o rosati a denominazione di origine protetta o a indicazione geografica di un paese terzo a condizione che:

                        le uve siano vendemmiate a mano;

                        il vino sia prodotto con mosto ottenuto dalla pressatura di grappoli interi o diraspati; la quantità di mosto ottenuto non supera 100 litri per 150 chili di uva;

                        il tenore massimo di anidride solforosa non sia superiore a 150 mg/l;

                        il tenore di zuccheri sia inferiore a 50 g/l;

il vino risponda ai requisiti di cui al paragrafo 4 (Le espressioni «fermentazione in bottiglia secondo il metodo tradizionale» o «metodo tradizionale» o «metodo classico» o «metodo classico tradizionale» possono essere utilizzate solamente per designare vini spumanti a denominazione di origine protetta o a indicazione geografica di un paese terzo o vini spumanti di qualità a condizione che il prodotto:

                        sia spumantizzato mediante seconda fermentazione alcolica in bottiglia,

                        sia rimasto senza interruzione sulle fecce per almeno nove mesi nella stessa azienda a partire dalla costituzione della partita (cuvée),

                        sia separato dalle fecce mediante sboccatura.

                        e

                 fatto salvo l’articolo 67, il termine «Crémant» sia indicato sull’etichetta dei vini spumanti di qualità insieme al nome dell’unità geografica che è alla base della zona delimitata di produzione della denominazione di origine protetta o dell’indicazione geografica del paese terzo di cui trattasi.

Il disposto delle lettere a) e f) non si applica ai produttori titolari di marchi commerciali che contengono il termine «Crémant» registrati anteriormente al 1o marzo 1986.

Questa è la normativa.

Per venire al Franciacorta:

il disciplinare del ‘95 che sanciva la nascita della docg prevedeva la tipologia cremant indicando che per lo stesso non era possibile l’uso del Pinot nero nell’uvaggio.

Il disciplinare del 2008 invece sostituisce la tipologia cremant con saten che da marchio privato registrato dal cvf diventa marchio ceduto al mipaf e quindi utilizzabile da tutti i produttori soci e non del cvf.

Se lei ha visto un cremant di catturich con tutta probabilità è della vendemmia 2007. Dalla vendemmia 2008 in avanti questa tipologia non è più prevista per noi.

Che non si possa fare cremant in assoluto nel metodo classico italiano non mi risulta. Innanzitutto dalla normativa sopra riportata, ma anche da casi concreti, come ad esempio l’Oltrepo pavese docg metodo classico rose cremant”.

Questo il punto di vista del Consorzio Franciacorta

In conclusione io penso che se pure, documenti alla mano, l’azienda Catturich Ducco avesse le carte in regola per continuare a commercializzare dei Franciacorta Cremant, io giudico questa una scelta sbagliata e tale da fornire oggettivamente al consumatore un’informazione poco chiara o confusa.
Una cosa ci tengo a precisare e cioè che con il post dedicato al “caso” del Cremant di Catturich Ducco non volevo mettere sotto accusa una singola azienda, ma porre all’attenzione dei lettori l’ennesimo caso di una comunicazione confusa, non a favore del consumatore finale, nel campo delle bollicine italiane. Metodo classico come in questo caso o Charmat.